1943

1 - 4 gennaio, Tunisia:

Su richiesta del generale Gelich a von Armin, la Divisione Superga è rinforzata da un battaglione di fanteria tedesca, una compagnia carri e una di motociclisti e muove alla conquista di posizioni sulle alture tra la Grande Dorsale e la Dorsale Orientale. Il I/91° e il III/91° conquistano il Djebel Chirieh e la stretta di Sidi Salah combattendo contro i francesi del 3° Tabor e del 3° fanteria della Legione Straniera. Il 3 gennaio è la volta della stretta di Fondouk el Okbi, nel settore di Kairouan, controllata dalla brigata meccanizzata francese, che dopo due ondate di bombardamenti è attaccata e conquistata dal II/47° Grenadiere sostenuto dal 190° gruppo corazzato.

Tunisia, Sidi Nsia - Gruppo di fanti tedeschi in un campo si preparano per mettersi in marcia

3 gennaio, Libia:

Nella notte Rommel dispone la ritirata da Buerat in modo simile al precedente ripiego da El Agheila, ossia dando precedenza alla fanteria, in scaglioni che arretrano in tre tappe rese necessarie dal gioco di spola degli automezzi disponibili. L’operazione prosegue per vari giorni senza subire pressione avversaria.

6 gennaio, Libia:

Cavallero e Kesserling volano in Africa per incontrarsi con Rommel. Cavallero ammette la necessità di abbandonare Tripoli e la Libia, data l’impossibilità di mantenere due fronti. Cavallero e Kesserling si recano poi a visitare lo stato dei lavori di ripristino della linea del Mareth, su cui si sta lavorando da un paio di settimane sotto il comando del generale De Stefanis, e data la mole di lavori necessari decidono di portare la forza lavoro a 10.000 operai, facendo affluire tutto ciò che è disponibile da Tripoli, incluso veterani che, scaduti i loro lunghissimi 35 mesi di guerra in Africa, sono in attesa di imbarco per il rimpatrio.

12 gennaio, Libia:

Inizia l’attività preparatoria della Desert Air Force che intensifica i bombardamenti, fortemente contrasta dalla caccia italo-tedesca.

Túnez:

il generale Sogno prende il comando del XXX corpo, che include tutte le truppe dell’Asse dislocate nella Tunisia centrale, suddivise in tre settori, con basi a Sousse (generale Benigni), Kairouan (tenente colonnello Buhse) e Sfax (generale Imperiali). A sud, nel settore di Gabes si insedia la divisione corazzata Centauro (generale Calvi di Bergolo). Sul fronte opposto, il primo gennaio la Eastern Task Force assume il nome di 1a British Army (generale Anderson), mentre il 4 gennaio è costituita la 5a US Army (generale Clark)

11 gennaio, Tunisia:

In preparazione dell’operazione Satin decisa dagli Alleati e mirata a rompere le linee di comunicazione tra italiani e tedeschi, le truppe francesi al comando del generale Juin su un fronte di 20 km sul settore tenuto dalla Superga. Il raggruppamento Lagarde della Divisione Marocco conquista la stretta di Sidi Salah, tenuta da una compagnia del III/91°, dopo sei ore di combattimento, ma è fermata dal battaglione di marcia tedesco A 22, che tiene la seconda linea.

13 gennaio, Libia:

Inizia lo spostamento della 21a Panzerdivion verso Sfax, in Tunisia, dove dovrebbe contrastare un previsto attacco americano. La Panzerdivision, che il 22 dicembre aveva perso il suo comandante, generale von Randow e il suo capo di Stato Maggiore uccisi dallo scoppio di una mina, avrebbe dovuto cedere carri ed artiglierie alla 15a che rimane a Buerat, in quanto sarà stata riarmata sul posto, ma, per un disguido, l’ordine di lasciare gli armamenti pesanti raggiunge la divisione solo il mattino del 14, quando questa è già a Tarhuna, 65 km a sud-est di Tripoli, e quindi i suoi 35 carri ed artiglierie non sono per il momento disponibili. Sulla linea di Buerat gli italo-tedeschi dispongono di 93 carri, di cui solo 37 tedeschi, 33 autoblindo, 170 pezzi da campagna, 177 pezzi controcarro e 150 aerei.

Un Panzer III in movimento

14 gennaio, Libia:

Il XXX Corpo d’Armata britannico, con 450 carri armati, lascia le basi per l’attacco su Tripoli e per distruggere qualsiasi forza nemica si contrapponga. Il comando britannico, costantemente aggiornato dalle intercettazioni Ultra su tutta la situazione e gli sviluppi nel campo dell’Asse, nutre poche preoccupazioni: l’attacco è portato da cinque divisioni, tre di fanteria e due corazzate, con una manovra a tenaglia. Il dominio dell’aria è pressoché totale e il vantaggio di mezzi e artiglierie sul nemico è preponderante.

15 gennaio, Libia:

i britannici vengono a contatto con le truppe dell’Asse: l’8a Armoured Brigade urta contro il gruppo Centauro, la 2a New Zealand Division con la 15a Panzer, la 4a Armoured Brigade con i gruppi esploranti tedeschi: la reazione dei difensori respinge gli attacchi.

L’attacco riprende nel pomeriggio e costringe gli italo-tedeschi a ripiegare. Alle ore 20 Rommel ordina la ritirata generale sulla linea di Homs, sotto la protezione della 15a, della Littorio, dei gruppi esploranti e dei paracadutisti della Luftwaffe.

16 gennaio, Libia:

al mattino Montgomery ordina di accelerare ed incalzare il nemico. Nel pomeriggio l’8a Armoured Brigade impegna in combattimento la 15a Panzer e il gruppo Centauro, che rimane immobilizzato dall’esaurimento del carburante e riporta gravi perdite, con 180 tra morti e feriti e 26 carri tra distrutti ed abbandonati. Data la forte pressione britannica e la carenza di benzina, Rommel ordina di iniziare il ritiro del primo scaglione di fanterie da Homs verso Tripoli, nella cui direzione confluiscono anche le truppe provenienti dalle guarnigioni del Fezzan, debolmente incalzate dalle unità della France Libre del generale Leclerc, che, contrastate dall’aviazione italiana, si limitano ad occupare le posizioni abbandonate dalle forze italiane e libiche.

18 gennaio, Libia:

Mentre continua il ripiegamento, i britannici entrano a Misurata.

18 gennaio, Tunisia: 

von Armin predispone un’azione per spazzare via i francesi, denominata Eilbote (corriere espresso). L’azione è prevista partire da Pont du Fahs con il gruppo Luder che dovrà scendere lungo il fronte del settore tenuto dalla Superga, prendendo alle spalle le linee francesi, proseguendo poi la medesima azione davanti al settore di Sousse per poi rientrare nelle linee nel settore di Kairouan, mentre la 10a Panzer dovrà impegnare la 6a Armoured Division per impedirle di portare soccorso ai francesi.

Il distaccamento L del SAS sulle jeep, di ritorno da una missione di 3 mesi.

Keating (Capt) No 1 ArmyFilm & Photographic Unit, Dominio público, a través de Wikimedia Commons

L’azione inizia alle 5:30 del 18, al comando del colonnello Weber che attacca su un fronte di quattro chilometri, contro il II/3° fanteria della Legione Straniera. I legionari oppongono una forte resistenza, ma verso le 14, aggirati dal gruppo corazzato Luder, con 15 Tiger e una trentina di Panzer III i legionari si trovano circondati. Un tentativo di soccorso portato dal 1/1° della Legione Straniera e da uno squadrone di carri Valentine è respinto e costretto a retrocedere, e Luder riprende il movimento verso sud intorno alle 16, sbaragliando le poche resistenze incontrate. Nel settore del I/92° della Superga, il gruppo Hasemann, composto da parte del battaglione tedesco A 25 e da una compagnia del 190° gruppo corazzato, attacca le postazioni francesi del I/7° Tiralleurs marocchino verso le 19, sfondando le difese.

19 gennaio, Tunisia:

Un tentativo di contrattacco portato verso le 9 dal III/7° marocchino, sostenuto da carri leggeri inglesi, non ha nessun esito. Alla destra della Superga, l’intero settore tenuto dal battaglione T 5 tedesco si porta in avanti conquistando posizioni e ricacciando il II/4° Tiralleurs tunisino, mentre reparti del 756° Gebirsjager si spingono da El Hamra verso sud-ovest.

Tutto il fronte francese è in forte difficoltà, e Juin chiede immediato e consistente aiuto ad Anderson e Eisenhower. Alle 14 il general Mathenet dà l’ordine di ritirata per tutte le unità. Nel tardo pomeriggio cominciano a giungere elementi della 36a Infantry Brigade britannica, ed il Combat Command B americano è posto agli ordini di Juin ed inviato verso nord per dare appoggio alle difese che la Divisione Algeri del generale Deligne e il distaccamento Lagarde stanno approntando

Soldati ed ufficiali accanto a un Panzer VI "Tiger I".

Libia:

I britannici sono ora in vista su tutto il fronte da Homs a Tarhuna. Rommel, allarmato dall’apparire dei britannici, dà ulteriori disposizioni di ripiegamento, con forte disappunto di Bastico, comandante di Superlibia e Governatore della colonia, che non si muove dalle retrovie e che, per l’ennesima volta, manda al Comando Supremo una richiesta di urgente intervento per indurre Rommel a combattere. Lo stesso Hitler si attende da Rommel “maggiore attività combattiva”.

20 gennaio, Libia:

Cavallero e Kesserling atterrano a Tripoli e, dopo una serie di riunioni con Bastico, von Armin, Mancinelli e gli altri comandanti d’arma, Cavallero prende consapevolezza di uno stato di fatto che fino al giorno prima non aveva immaginato. Giunge poi Rommel, che giustifica l’ulteriore ritirata con il rischio di un aggiramento immediato. Bastico che per altro è in una posizione alquanto scomoda, trovandosi a ricevere le pressioni del Comando Supremo da una parte e le ben più realistiche questioni poste da Rommel sul campo, dall’altra, non è affatto convinto della valutazione del comandante dell’ACIT circa l’imminente pericolo di completa distruzione dell’armata, che lui giudicata esagerata, e gli consegna un ordine del Duce in cui si rimarca la mancata esecuzione dei precedenti ordini di resistere ad oltranza e gli si intima di attenersi alle direttiva precedentemente date.

Rommel risponde con una nota chiedendo di dare nette indicazioni, scegliendo tra la resistenza a oltranza, con il conseguente, inevitabile, annientamento dell’armata, e la ritirata sulla linea del Mareth in Tunisia. Cavallero accorda l’inizio della ritirata verso la linea del Mareth di scaglioni della fanteria, ma in un colloquio riservato con Kesserling, i due decidono di comune accordo che è giunto il momento di rimuovere Rommel dal comando, questione che già da tempo era sul tavolo. Questi per altro aveva dichiarato a Kesserling di stare male fisicamente e psicologicamente, e di necessitare di un lungo periodo di riposo appena terminata la ritirata sulla linea del Mareth.

Túnez:

al mattino il III/91° della Superga attacca e conquista la stretta di Sidi Salah, cacciando il distaccamento Lagarde. Il tratto settentrionale della Dorsale orientale è così tornato in possesso dell’Asse. Le perdite francesi sono di circa 4.000 uomini, tra cui 3.000 prigionieri, 13 carri, 70 cannoni e 200 automezzi, mentre quelle italo-tedesche pressoché nulle.

Il gruppo Luder riprende il movimento verso sud. Il generale Deligne stabilisce tre successivi sbarramenti per tentare di bloccarne l’avanzata, ma il primo è travolto dalla potenza d’urto del gruppo corazzato tedesco e gli altri due aggirati a breve raggio.

21 gennaio, Tunisia:

l’avanzata di Luder si arresta per consentire l’assestamento delle posizioni. Subito a sud entrano in azione i battaglioni di Benigni: l’avanzata del battaglione Grado e del XXIV/5° Bersaglieri tra la sera del 21 e la mattina del 22 è duramente contrastata dal II/3° Zuavi e dal 1° Spais. Benigni fa intervenire anche il I/91° e, il 23 gennaio, gli obiettivi sono raggiunti dal Grado, mentre il XXIV Bersaglieri non riesce a cacciare gli avversari che oppongono accanita resistenza. Nel tardo pomeriggio il Combat Command B americano attacca dalla destra, ma senza ottenere altro risultato che il consentire ai francesi di sganciarsi. Il Combat Command B continua a contrastare il gruppo Luder per tutto il 22 e 23. L’operazione è interrotta da von Armin la sera del 23.

Paracadutisti tedeschi esaminano un mitragliatore Thompson M1 americano.

21 gennaio, Libia:

Montgomery, per nulla soddisfatto della progressione della sua armata, intima ai generali delle divisioni di agire in modo più incisivo e di progredire con decisione. La 51a Highlanders, esausta, ritorna all’attacco, impegnando seriamente la 90a Leichte alle porte del villaggio Corradini e occupa la cittadina dopo un duro scontro che mette i tedeschi in seria difficoltà. La stessa sera la 22a Armoured Brigade entra in Homs.

22 gennaio, Libia:

Giunge la risposta di Mussolini al quesito posto da Rommel: il Duce, preso atto della situazione, autorizza l’abbandono della Tripolitania e della Libia. Il pomeriggio del 22, Rommel dà ordine ai reparti della cintura di Tripoli di ripiegare verso la Tunisia.

22 gennaio, Libia:

All’alba i carri armati e le autoblindo britanniche entrano in città, segnando un’importante vittoria per i britannici.

La ritirata intanto prosegue per scaglioni lungo la Balbia, procedendo a balzi alternati per assicurare la copertura delle fanterie, disturbata dalle incursioni della Desert Air Force e di reparti del Long Range Desert Group, che cercano di infiltrarsi per catturare generali, comandi e documenti segreti. Le azioni dei commandos sono però contrastate efficacemente dai reparti posti a protezione dei comandi e portano alla cattura di gran parte degli incursori. In uno di questi episodi, elementi del gruppo esplorante corazzato Monferrato, dopo un duro scontro a fuoco con gli assalitori, catturano il colonnello Stirling, fondatore del SAS.

25 gennaio, Libia - Caduta di Tripoli:


All’alba i carri armati e le autoblindo britanniche entrano in città, segnando un’importante vittoria per i britannici. La ritirata intanto prosegue per scaglioni lungo la Balbia, procedendo a balzi alternati per assicurare la copertura delle fanterie, disturbata dalle incursioni della Desert Air Force e di reparti del Long Range Desert Group, che cercano di infiltrarsi per catturare generali, comandi e documenti segreti. Le azioni dei commandos sono però contrastate efficacemente dai reparti posti a protezione dei comandi e portano alla cattura di gran parte degli incursori. In uno di questi episodi, elementi del gruppo esplorante corazzato Monferrato, dopo un duro scontro a fuoco con gli assalitori, catturano il colonnello Stirling, fondatore del SAS.

Túnez:

Al mattino, il 26° Combat Team americano attacca al centro del settore italiano, difeso dal I/92° fanteria. Il combattimento dura per tutta la giornata, e alla fine gli italiani sono costretti a ripiegare col favore del buio. Il generale Benigni è obbligato a far arretrare anche il Grado e il XXIV/5° Bersaglieri. Il generale Sogno, comandante del XXX Corpo, ricevuta la notizia si precipita al fronte e, apprezzata la situazione, dispone che si tenti la riconquista del Djebel el Halfa. Il battaglione T ed il I/92° conducono l’azione senza incontrare grossa resistenza.

Il colonnello David Stirling, fondatore del SAS

Fuerzas Militares Reales Italianas (1941), Dominio público, a través de Wikimedia Commons

Un carro leggero americano M3

Dominio público, enlace

28 gennaio, Tunisia:

Nel settore del generale Benigni, entrambe le parti muovono all’offensiva nel tentativo di conquistare il controllo di varie alture e passi. I combattimenti continuano fino a tutto il 29, lasciando la situazione al punto di partenza.

Il 30 gennaio, Roma:

Mussolini esonera Cavallero dalla carica di Capo di Stato Maggiore Generale, scaricando in questo modo su di lui tutta la responsabilità per la disastrosa condotta della guerra. Cavallero è sostituito dal generale Vittorio Ambrosio, uomo risoluto e deciso, le cui antipatie per fascisti e soprattutto per i tedeschi erano note. Interpellato da Mussolini circa i suoi propositi, Ambrosio rispose: “Richiamare in patria le nostre divisioni impiegate oltre frontiera, alleggerire le funzioni del Comando Supremo e puntare i piedi contro i tedeschi.” . Mussolini si limita a rispondere: “Sta bene”.

Soldati tedeschi in marcia sulle alture dell’Atlante.

Túnez:

Von Armin dispone due nuove operazioni per l’assestamento delle posizioni nella parte meridionale della Dorsale Orientale: la prima, affidata alla 21a Panzerdivision, mira alla presa del passo Faid, ritenuto importante per la difesa di Sfax. La seconda operazione, affidata al ricostituito gruppo Weber, dovrà riprendere l’esecuzione dell’operazione Eilbote e completarne la seconda parte, giungendo ad occupare lo sbocco occidentale della stretta di Sidi Salah. Da Sidi Salah partirà poi una terza offensiva affidata alla 10a Panzerdivision, che dovrà raggiungere Ousseltia spazzando tutte le forze avversarie che si trovino nella zona.

Il passo di Faid e quello di Ain Rebaou pochi chilometri più a sud, sono difesi da un migliaio di uomini delle forze francesi che comprendono il II/2° Tiralleurs algerino rinforzato e il I/3° Zuavi rinforzato, ed il Combat Command A della 1a Armored Division americana con 108 carri Shermann, al comando del generale McQuillin, in posizione arretrata. La 21a Panzerdivision era giunta da una decina di giorni nella zona di Sfax per ricostituirsi e riarmarsi, e al momento può contare solo su quattro battaglioni di fanteria, uno e mezzo di carri e sette batterie di artiglieria, al comando del colonnello Hildebrandt. Questi suddivide le sue forze in due gruppi tattici per l’attacco. Il primo, il gruppo Pfeiffer, incaricato dell’attacco diretto ai passi, muove all’alba del 30 gennaio, occupando il passo Rebaou in poche ore, ma non riesce a battere le difese del passo Faid. Alle 13 il secondo gruppo, gruppo Grun, sbuca alle spalle dei difensori, circondandoli. Nel frattempo, il generale francese Welvert, compresa la criticità della situazione richiede insistentemente l’intervento del Combat Command A, ma il generale McQuillin tergiversa, rimandando l’attacco al mattino seguente. Nel frattempo i tedeschi hanno avuto ragione delle forze francesi e si dispongono a difesa posizionando adeguatamente artiglierie controcarro. I tentativi di attacco portati dagli americani il 31 gennaio e l’1 febbraio sono respinti con facilità, ed i passi rimangono saldamente in mano tedesca.

Più a nord, il gruppo Weber e le truppe della Superga hanno disposizione di completare la loro operazione entro il giorno 31. La manovra conta sull’aggiramento del Djebel Bargou da parte del gruppo Luder, che include il II69° Panzergrenadiere e il 501° reparto Panzer VI Tiger, e sulla spinta verso sud del 756° Gebirgsjager. Mentre questi ultimi raggiungono agevolmente l’obiettivo, la progressione del gruppo Luder è arrestata dai cannoni controcarro della 36a Infantry Brigade britannica. Ciò malgrado, i tedeschi hanno conquistato un’importante posizione che assicura lo sbocco dalla stretta di Sidi Salah. La terza operazione è annullata da von Armin, preoccupato dalla notizia di combattimenti in corso nel settore di Maknassy, che teme possano essere l’inizio dell’attesa offensiva contro Sfax. Inoltre, il generale Fischer, comandante della 10a Panzerdivision, è rimasto ucciso dallo scoppio di una mina.

Carta delle operazioni gennaio - aprile 1943

By Military Army – http://www.army.mil/cmh-pg/brochures/tunisia/p16(map).jpg, Dominio publico, Enlace

Carro armato Panzer VI Tiger delle forze tedesche in Tunisia

31 gennaio, Tunisia:

Al mattino iniziano i combattimenti nella zona di Maknassy, con un attacco portato dal Combat Command D della 1a Armored Division americana, al comando del colonnello Maraist, nella zona della stazione di Sened, presidiata dal II/92°, da una batteria da 75/27, dal XV/31° carristi e dal 334° gruppo esplorante tedesco. Gli assalitori subiscono presto l’attacco degli Stuka, che seminano perdite e caos. Dopo qualche scontro, alle 17:30 il tentativo di attacco viene sospeso, in attesa che giunga il Combat Command C a concorrere all’azione.

1 febbraio, Tunisia:

l’attacco riprende all’alba e il combattimento prosegue per l’intera giornata. Alle 16:00, il comandante del gruppo esplorante tedesco, che tiene il tratto centrale della difesa, comunica al tenente colonnello Bottiglieri, comandante della difesa, di aver ricevuto ordine di ritirarsi su Maknassy dal Comando della 5a Armata (von Armin), quindi radunati i suoi uomini si ritira. Si trattava in realtà di un’errata interpretazione degli ordini, che risulta fatale. Lo scontro continua, e alle 16:40 gli americani riescono ad impadronirsi della stazione, causando sensibili perdite agli italiani.

2 febbraio, Tunisia:

A mattino il Combat Command D riprende l’avanzata verso Maknassy, difesa dal Kapfgruppe Stempel che include il 190° Battaglione carri, il 334° e 580° gruppo esplorante, il battaglione A29, e i resti delle unità del colonnello Bottiglieri. Gli attaccanti subiscono due pesanti incursioni di Stuka e nel pomeriggio un contrattacco portato da 16 Panzer, che causano perdite e confusione.

3 febbraio, Tunisia:

L’attacco riprende all’alba. Nel pomeriggio, una formazione di quindici B25 americani bombarda le postazioni dell’Asse a Maknassy e, per errore, anche quelle americane alla stazione di Sened. A questo punto, il generale Fredendall ordina la sospensione dell’azione e la ritirata su Gafsa.
Le azioni tra il 30 gennaio ed il 3 febbraio si sono concluse con un nulla di fatto per gli Alleati e con la conquista del passo Faid da parte dell’Asse.

La condotta delle operazioni presa in considerazione dall’OKW tedesco e dal Comando Supremo italiano punta ad avanzare nella Tunisia centrale, dalle linee lungo la Dorsale orientale verso l’interno, il confine algerino e l’importante base di Tebessa, e ad annientare l’armata americana.

In un susseguirsi di riunioni sono prese in considerazione diverse opzioni e alla fine Rommel propone un piano per un attacco congiunto di forti aliquote delle due armate che miri alla distruzione dell’armata americana prima che l’8 Armata britannica si affacci sulla linea del Mareth, e che sostanzialmente avrebbe aggiornato gli obiettivi a seconda dell’andamento dell’azione.

Il comando Alleato continua ad essere quotidianamente informato dalle intercettazioni Ultra su mosse, ordini, incertezze, contrordini, variazioni di organici, arrivi e spostamenti di reparti, ma il piano preciso dell’offensiva dell’Asse, per quanto sia chiaro che qualcosa si sta per muovere, non è apprezzato nelle sue direttrici, obiettivi e dettagli.

Semoventi italiani su una pista in Tunisia

Ver página del autor,Public domain, via Wikimedia Commons

Sodati tedeschi con un cannone anticarro Pak 38 da 50 mm
Colonna di prigionieri americani

14 febbraio, Tunisia - Operazione Fruhlingswind - Battaglia di Sidi bou Zid:

L’attacco inizia all’alba, con la 10a Panzerdivision, comandata dal generale von Broich, che muove dal passo Faid, su due colonne: il gruppo Gerhardt con una quarantina di carri dirige per avvolgere il Djebel Lessouda, mentre il gruppo Reinmann, appoggiato dalla fanteria della 21a Panzer porta l’attacco a cavallo della strada per Sidi Bou Zid. Ad attenderli c’è il Combat Command A della 1a Armored Division, la più potente unità americana, nei pressi del passo, e una forza composta da corazzati, fanterie, cacciacarri, e artiglieria, denominata Lessouda Force, è attestata sul Djebel Lessouda, a nord di Sidi bou Zid, mentre una forza di una quarantina di carri del 3° Battaglione del 1° Armored Regiment funge da riserva mobile. Simili arrangiamenti di forze sono apprestati dal 168° Combat Team alla base del Djebel Ksaira.

Il primo scontro si verifica alle 6:30 tra il gruppo Gerhardt e una pattuglia di carri della Lessouda Force che si stanno dirigendo verso il passo Said per sorvegliarne gli sbocchi. I tedeschi hanno facilmente la meglio, e mentre due compagnie di carri ed una di cacciacarri del Combat Command A sono inviate a rinforzo giunge il primo di una serie di raid aerei dell’Asse che li prende sotto il fuoco.

Intanto la colonna Reinmann inizia ad impegnare duramente la Lessouda Force. Risolto lo scontro al passo Faid, verso le 9, le due colonne tedesche convergono contro le forze americane sul Djebel Lessouda e a Sidi Bou Zid supportate da ondate di bombardieri a tuffo e cacciabombardieri, che infliggono forti perdite. Gli americani sono costretti a ritirarsi verso sud-ovest, incalzati dal fuoco, per evitare di essere annientati. Hanno lasciato sul terreno quasi 1600 tra morti, feriti e dispersi, 44 carri, e quasi tutti i pezzi di artiglieria contro-carro e campale.

Carristi britannici, sud africani e neozelandesi ricevono istruzioni da un addestratore americano.

By Mott (Sgt), No 1 Army Film & Photographic Unit

15 febbraio, Tunisia:

Il contrattacco americano muove in formazione nelle prime ore del mattino per coprire una ventina di km lungo una piana che conduce a Sidi bou Zid, con il II/1° battaglione carri in testa, i cacciacarri ai fianchi, l’artiglieria semovente al centro e la fanteria corazzata in coda. Verso le 10 la formazione subisce il primo di una serie di attacchi aerei che spezzonano e bombardano la colonna, rallentandone l’avanzata. Comincia poi il fuoco delle artiglierie anticarro, mentre le batterie americane rispondono a loro volta al fuoco, e gli attacchi aerei si succedono gettando scompiglio tra le truppe. All’altezza del villaggio di Sidi Salem i corazzati americani sono attaccati contemporaneamente da due gruppi corazzati spuntati da nord e da sud, mentre altre forze si aggiungono all’accerchiamento, annientando i carri attaccanti che si battono fino all’ultimo. Solo quattro carri riescono a sottrarsi alla distruzione e a ritirarsi precipitosamente e in gran confusione verso ovest, insieme alla fanteria corazzata. In due giorni la 1a Armored Division ha perduto 98 carri, 57 semicingolati e 29 pezzi di artiglieria.

La pressione tedesca si sposta su Sbeitla, difesa da uno schermo formato da reparti dal Combat Command A e dal Command Compact B, su cui dirigono il Gruppo Gerhardt della 10a Panzer e i gruppi tattici Pfeiffer e Stenkhoff della 21a Panzer, impegnando gli americani in un duro scontro che li costringe a ripiegare disordinatamente nella cittadina. Nel frattempo, il 580° gruppo esplorante della 21a Panzer si mette in marcia verso Gafsa da nord, ed elementi della Centauro e del reggimento Panzegrenadiere Afrika comandati da Rommel in persona, provenienti da Gabes, giungono sullo stesso obiettivo da oriente. Le forze dell’Asse entrano in Gafsa e la occupano senza incontrare resistenza.

Carri Valentine entrano nella cittadina di Ben-Gardane, in Tunisia.

Di Lansdown N (Sgt), No 1 Army Film & Photographic Unit 

17 febbraio, Tunisia:

La situazione per gli alleati è critica, ed il generale Ward, scoraggiato, ammette di aver perduto il controllo della situazione. All’1 e 30 del 17, il generale Anderson, venuto a conoscenza di intercettazioni Ultra che indicano l’intenzione di Rommel di proseguire in direzione di Feriana e che la 21a si accinge ad avanzare verso ovest, autorizza lo sgombero di Sbeitla e di Feriana.

Nella notte le difese di Sbeitla sono messe sotto pressione dai gruppi tattici della 21a Panzer. L’attacco vero e proprio inizia il mattino e prosegue con aspri combattimenti fino intorno alle 16, costringendo infine gli americani a ritirarsi verso Kasserine e Tebessa. Le perdite americane nei 4 giorni di battaglia sono pesanti: la 21a Panzer comunica di aver preso 2.546 prigionieri, e di aver catturato o distrutto 183 carri armati, 280 veicoli e oltre venti cannoni tra controcarro e campali.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, un Kampfgruppe del DAK, comandato dal colonnello Liebenstein e comprendente un gruppo tattico della Centauro, il Panzergrenader Afrika, un battaglione Panzer con 26 carri, il 71° reggimento Nebelwerfer, il 33° e 580° gruppo esplorante e reparti minori, avanzano su Feriana occupandola e incontrando minima resistenza delle retroguardie alleate in ritirata. Sono occupati anche i due aeroporti di Thelepte dove sono rinvenuti 34 aerei danneggiati, 22.000 litri di benzina avio e ingenti quantità di viveri, munizioni e materiali. Gli Alleati sono però riusciti ad incendiare 270.000 litri di benzina. Nell’operazione rimane gravemente ferito il colonnello Liebenstein, comandante del Kamprfgruppe, a causa di una mina. Rommel lo sostituisce con il generale Bulowius, comandante del genio dell’ACIT.

18 febbraio, Tunisia:

Rommel si dedica con energia a cercare di sfruttare al meglio la situazione. Manda gruppi esploranti al confine algerino, fa giungere a Feriana il 7° Bersaglieri e fa stabilire il contatto con la 21a Panzer a Kasserine. Il colpo assestato agli americani e il fatto che avessero dimostrato scarsa esperienza di combattimento lascia ben sperare nelle possibilità di assestare un colpo in profondità.

Il piano da lui proposto per concentrare lo sforzo delle due Panzerdivision su Tebessa dopo aver incassato il parere positivo di Kesserling è accantonato e si decide invece di dirigere l’attacco più a nord, su El Kef, nel tentativo di tagliare fuori il corpo britannico e, a seconda dell’evoluzione, puntare su Bona.

Rommel è contrariato, secondo il suo parere non attaccando Tebessa si perde la migliore occasione di dare un colpo definitivo agli americani, ma si accinge comunque ad eseguire l’attacco verso Le Kef, circa 130 km a nord. La direttrice scelta per l’avanzata attraversa la stretta di Kasserine proseguendo poi su Thala e Le Kef. Per il comando Alleato l’attacco su Kesserine appare più che probabile, e le difese americane che schierano tre battaglioni sono rinforzate dalla Task Force Stark, appositamente costituita.

Il passo di Kasserine, ad una decina di km dal villaggio omonimo, è una stretta di 800 metri per due km di lunghezza tra il Djebel Semmama e il Djebel Chambi, che si apre su due piste, che percorrono la conca di Behiret Foussana, una in direzione di Thala e l’altra di Tebessa. Le forze americane sono disposte a cavallo delle due piste, mentre poco più a nord è attestato il grosso della 26a Armoured inglese.

Alcune scaramucce il pomeriggio del 18 mettono in precipitosa fuga molti genieri americani, inesperti e mal comandati, e convincono il generale Fredendall che l’attacco sia imminente, per cui invia sul luogo altri tre battaglioni.

Truppe americane in marcia sul passo di Kasserine

Dominio publico, Enlace

Rommel in Tunisia a colloquio con truppe a bordo di un semi-cingolato M3 americano catturato.
Un carro Lee, probabilmente della 1st Armored Division avanza a supporto delle forze americane durante la battaglia del passo di Kasserine.

unknown, WII Signal Corps Photograph Collection,
Public domain, via Wikimedia Common

19 febbraio, Tunisia - Battaglia di Kasserine:

Dopo una notte di intensa pioggia i tedeschi muovono all’attacco tentando di impadronirsi di sorpresa del passo, prima con il 33° gruppo esplorante e poi con il Panzergranadiere Afrika del colonnello Menton, ma senza ottenere alcun successo. Bulowius rinnova l’attacco nel pomeriggio con il 1/8° Panzerregiment, ma anche questo si infrange contro un campo minato battuto dall’artiglieria, che inchioda anche i Panzergrenadiere che si sono inoltrati sulle pendici del Djebel Chambi.
Poco più a nord, anche l’avanzata della 21a Panzer verso Sbiba sta incontrando grosse difficoltà, ostacolata dal terreno fangoso e dai campi minati. Superato a fatica un campo minato intorno alle 16, il colonnello Hildebrandt se ne ritrova subito un altro, difeso da carri e artiglieria, e al di là del quale si vedeno le posizioni della 1a brigata guardie e del 18° fanteria americano. IL tentativo di sfondamento costa ai tedeschi una dozzina di Panzer, senza ottenere successo.

Nel corso di tutta la giornata entrambi i contendenti fanno affluire reparti nella zona dei combattimenti.
Nel corso della notte grosse pattuglie tedesche riuscono a infiltrarsi alle spalle degli americani sul Djebel Semmama, creando scompiglio tra i difensori.

Mappa della Battaglia di Kasserine e Sbiba

Departamento de Defensa de los Estados Unidos, Dominio público, a través de Wikimedia Commons

20 febbraio, Tunisia:

Alle 10:30 il gruppo del colonnello Bonfatti, composto da XIV/5° Bersaglieri, CCIV Gruppo da 65/17 e da reparti minori, appoggiato da una batteria di lanciarazzi a sei canne Nebelwerfer, da 150 mm, attacca il Bordj Chambi, conquistando nel primo pomeriggio il passaggio di Djebel Zebbeus e raggiungendo poi i margini della conca di Bahiret Foussana. Il colonnello Bonfatti muore in combattimento. All’altro lato della stretta, i Panzergranadiere non riescono a sfondare, malgrado le forti perdite. Intorno alle 17 giungono i primi battaglioni della 10a Panzer, e riescono a sbloccare la situazione consentendo la presa del passo, mentre gli Alleati retrocedono. Un tentativo di contrattacco americano è respinto con gravi perdite dal I/8° Panzerregiment. Le strade per Thala e Tebessa sono aperte.
A Sbiba invece l’artiglieria alleata riesce nuovamente a fermare i tentativi del 5°Panzerregiment, a causa della schiacciante inferiorità numerica degli attaccanti.

Anche se non colta da Rommel, la situazione degli Alleati è alquanto critica. Il generale Alexander, neo-comandante del 18° gruppo di Armate Alleato, che si era recato in visita al fronte il 18 e 19, rileva “la totale confusione e inestricabile mescolamento di unità in cui avviene la ritirata, l’inesistenza di alcun piano difensivo organico e l’incertezza più completa che regna nei Comandi delle grandi unità.” La situazione per gli alleati è disperatamente critica e Alexander ordina subito di irrigidire la resistenza su tutto il fronte. In una sostanziale assenza di coordinamento, reparti alleati giungono a rinforzare tutte le aree del fronte, irrobustendo di fatto le posizioni.

21 febbraio, Tunisia:

Fallisce un tentativo del gruppo tattico della Divisione Centauro, mosso verso mezzogiorno per conquistare i passi dello Djebel Hamra, difesi da un forte distaccamento al comando del generale Robinett, a causa della forte reazione avversaria e delle difficili condizioni del terreno. Alla stessa ora, la 10a Panzer si muove in direzione di Thala, sbaragliando una prima opposizione di avanguardie della 26a Armored Brigade. I tedeschi riprendono l’avanzata verso le 15, venendo presto a scontrarsi con forti reparti avversari. I Panzer fanno valere la loro superiorità in una frammentata serie di combattimenti, e continuano ad avanzare e combattere fino alle porte di Thala. Intorno alle 22, i tedeschi, esausti, rompono il contattò arretrando, con un bottino di 571 prigionieri e 38 carri.

22 febbraio, Tunisia:

il Kampfgruppe del DAK torna all’attacco del Djebel Hamra, con il raggruppamento della Centauro che affronta frontalmente il Combat Command B per consentire al gruppo Menton di aggirare il monte e prendere le difese americane alle spalle. I due battaglioni di Panzergrenadiere si mettono in marcia di notte sotto un violento temporale e perdono l’orientamento sbagliando strada. Giungono comunque a contatto con truppe francesi e americane, e alle 7:30 le attaccano di sorpresa travolgendole.
Dopo il primo momento di sorpresa, le forze alleate reagiscono contro gli attaccanti costringendoli alla ritirata. Il raggruppamento Centauro si trova subito in una situazione difficile, con il XIV/5° Bersaglieri impegnato dal II/16° carri americano, i cui due attacchi sono respinti con difficoltà e forti perdite. Il XVII/132° carristi ed il I/8° Panzer si buttano nella mischia per alleggerire la pressione sui Bersaglieri, ma sono fatti segno ad un forte fuoco di artiglieria che riduce il reparto italiano a quattro carri e due semoventi, e quasi annienta il reparto tedesco. Un contrattacco americano alle 17 costa altre gravissime perdite, in particolare al 5° Bersaglieri. Bulowius ordina il ripiegamento su Kasserine all’imbrunire.

A sera Rommel, scoraggiato dalla situazione e dalle difficilissime prospettive, decide di rinunciare all’azione dando ordine di ritirata generale. Rommel ritiene per altro necessario riportare le forze mobili dell’ACIT a sud per attaccare l’8a Armata di Montogmery prima che questa sia pronta.
Intanto, a nord, von Armin attiva il suo contributo all’offensiva su Le Kef, ordinando azioni locali, il mantenimento del contatto con il nemico su tutto il fronte, e l’approntamento a sfruttare qualunque evoluzione positiva si presenti. Nei settori di Biserta, Tunisi e della Superga, ciò si concretizza con un’avanzata di una decina di km delle linee. Il XXX Corpo deve invece agire più in profondità per stabilire contatto con la 21a Panzer e per minacciare la linea francese. Il generale Sogno dispone l’approntamento di tre gruppi motorizzati: il primo al comando del tenente colonnello Reisoli, comprende il I/91°, il battaglione tedesco A 28 ed unità minori. Il secondo, al comando del colonnello Buhse, include il grosso del 47° Panzergrenariere, il I/86° Fucilieri, il 190° battaglione carri, il 334° gruppo celere ed unità minori. Il terzo, al comando del colonnello Lequio comprende tutti i reparti meccanizzati della 50a Brigata Speciale. Gli elementi esploranti occupano Ousseltia e El Ala nella giornata del 21, mentre l’avanzata doveva cominciare il 23.

Soldati e carri leggeri britannici del Grenadier Guards avanzano su terreno difficile nei pressi del passo di Kasserine

By No 2 Army Film & Photographic Unit – Enlace

26 febbraio, Tunisia:

Prendono il via due operazioni tedesche, architettate da von Armin ed approvate da Kesselring e dal Comando Supremo senza il coinvolgimento di Rommel, tese ad allargare le linee in tutto il settore di Biserta e di Tunisi: la prima, operazione Ochsenkopf (testa di bue) al comando del generale Weber, coinvolge la 334a divisione di fanteria rafforzata da numerosi reparti della Hermann Goering, della Superga e della 10a Panzer. La seconda operazione Entladung (scoppio) è affidata alla divisione Mateuffel, e include il 10° Bersaglieri, e due battaglioni di paracadutisti tedeschi. Sul resto del fronte, la Superga ed il XXX Corpo d’Armata dedvono esercitare pressione sui reparti alleati nei rispettivi settori. I combattimenti si protraggono fino al 2 marzo, con qualche risultato ma con il sostanziale fallimento degli obiettivi preposti, al costo di rilevanti perdite in uomini e mezzi tra cui 9 dei 15 potentissimi e preziosi Panzer VI Tiger. Il 3 marzo, Rommel, non poco irritato dall’iniziativa presa da von Armin, ordina la cessazione delle operazioni facendo valere il suo ruolo di comandante in capo.

Lo schieramento dell’Asse a questo punto è disposto su due armate, la 5a Panzerarmee, al comando di von Armin, comprende la Manteuffel Division, la 334a Division del generale Weber, la Divisione Superga del generale Gelich, parte della Panzerdivision Hermann Goering, la 50a Brigata Speciale del generale Imperiali, e parte della Divisione Centauro. Ha inoltre aggregati tre reggimenti autonomi: il 5° Bersaglieri, il 3° paracadutisti Barenthin ed il 47° Panzergrenadiere. L’altra grande unità è la 1a Armata italiana (ex ACIT), al comando del generale Messe, che comprende le Divisoni Trieste, Pistoia, La Spezia, Giovani Fascisti, tre battaglioni dell’8° Bersaglieri e il DAK, che ora è al comando del generale Ziegler. La Divisione corazzata Centauro è in attesa di essere completamente ricostituita e riarmata, in quanto ormai priva di carri.
La situazione è apprezzata con realismo e soprattutto i generali che operano sul campo non si fanno illusioni su quanto disperata e senza possibilità di vittoria sia la condizione dell’Asse in Africa. Non mancano gli attriti tra i comandi, soprattutto tra von Armin e Rommel.

Nel frattempo, giorno dopo giorno, dalla Libia continuano ad affluire in Tunisia le unità dell’8a Armata britannica di Montgomery. Nella zona di Medenine, una cinquantina di km a sud della linea difensiva del Mareth dove sono attestate le divisioni della 1a Armata italiana, sono già arrivate la 7a Armoured Division britannica, la 22a Amroured Brigade e la 131a Motor Brigade, mentre più all’interno la ricognizione aerea dà notizia che le forze francesi del generale Leclerc si sono messe in movimento da Nalut. Sia Rommel che Messe preferirebbero ritirarsi verso nord per ridurre l’estensione del fronte e concentrare le difese, ma in attesa di un parere in tal senso dall’OKW Rommel decide di portare un attacco alle forze britanniche dell’8a Armata prima che queste completino gli schieramenti e portino la loro inevitabile offensiva in forze.

Soldati americani del 2° battaglione, 16° fanteria, aprono la strada bonificando le mine attraverso il passo di Kasserine.
Il generale Giovanni Messe.

By Official photograph of Kingdom of Italy with no credited author -Archive of Esercito Italiano (Italian Army), Public Domain, Enlace

Battaglia di Medenine:

Dopo averne discusso il piano con i generali interessati durante una riunione a Gabes il 28 febbraio, Rommel decide di avviare l’operazione Capri, così viene chiamata, ai primi di marzo. I dettagli dell’operazione sono messi a punto e variati a seguito delle ricognizioni effettuate, e il piano definitivo è pronto per il 2 marzo.
I britannici, informati da Ultra circa i piani di Rommel, hanno il tempo di schierarsi e far affluire in tutta fretta la 51a Highlanders, la 7a Armoured Division, la 2a New Zealand, e l’8a Armoured Brigade, riequipaggiata d’urgenza a Tripoli con i nuovi Sherman, la 201a Guards Brigade ed alcuni reparti della 50a Infantry Division, nonché di formulare piani e di disporre le artiglierie per contrastare l’attacco. Dispongono di 470 cannoni controcarro, 350 pezzi campali e 400 carri.

6 marzo, Tunisia:

Alle 6 del mattino le colonne italo-tedesche lasciano le basi di partenza senza preparazione di artiglieria: sei battaglioni di fanteria della Trieste, della 90a Leichte e della Spezia, su tre colonne al comando del colonnello von Sponeck, con alla sinistra altri due battaglioni della Giovani Fascisti, mentre a destra avanzano le tre Panzerdivisionen del DAK al comando del generale Cramer, con sull’esterno un’altra colonna su due battaglioni ed un gruppo di artigliera della 164a Leichte e due gruppi esploranti tedeschi. Si tratta in tutto di 141 Panzer, un terzo di quanto gli Alleati schierano davanti, ma di buona capacità combattiva e con equipaggi esperti. Il supporto aereo è assicurato da 110 apparecchi, tra cui 20 Stuka e 50 italiani. Rommel comanda tutta l’azione dal comando tattico della 1 Armata, posto su un’altura da cui è visibile tutto il campo di battaglia, fino oltre Medenine.

L’avanzata iniziale si svolge nella nebbia del mattino, e quando questa si dirada, Rommel si rende subito conto che la situazione è grave: gli Alleati stavano aspettando l’attacco, e sembrano essere a conoscenza dei suoi dettagli. In realtà infatti ne sono ben a conoscenza grazie alle intercettazioni di Ultra, ma tra i comandi tedeschi nessuno riesce a capacitarsi di come possa essere accaduto. Le tre Panzerdivisionen che si inoltrano nella piana di Medenine sono accolte da un infernale fuoco di arresto delle artiglierie controcarri e medesima sorte tocca dopo poco anche alle colonne di von Sponeck che incontrate dal fuoco delle artiglierie non riescono nemmeno ad avvicinarsi alle linee nemiche. Anche l’intervento degli Stuka incontra un fuoco contraereo come non si era mai visto prima. La situazione appare presto disperata, ogni nuovo tentativo di attacco è respinto senza riuscire ad ottenere nulla di positivo. Alle 17 Rommel ordina di sospendere l’azione mantenendo contatto con il campo di battaglia. Messe, informato dalla ricognizione aerea dell’arrivo di un migliaio di automezzi e di una massa di altri 3.500 veicoli che giungono dal confine libico dà ordine di ritirarsi verso le linee di Mareth. Le perdite ammontano a 600 uomini tra morti e feriti e 41 carri distrutti. Quelle alleate sono irrilevanti.

Preso atto del fallito tentativo di indebolire l’8a Armata prima che si preparasse all’attacco, Rommel scrive alla moglie che ormai “per il gruppo di armate restare ancora in Africa equivale adesso ad un suicidio”. Giunge invece la risposta di Hitler che disapprova assolutamente la richiesta di Rommel di arretrare le truppe dalla linea del Mareth. Amareggiato, Rommel, dopo aver passato il comando ad interim a von Armin, parte in volo dalla Tunisia per recarsi prima a Roma il giorno 9 dove conferisce con Ambrosio e Mussolini, e poi a Rastenburg da Hitler il giorno10, ricevendo da entrambi il rifiuto di arretrare le linee e di riportare le truppe in Italia per riarmarle e prepararle a resistere a un’invasione alleata. Entrambi i dittatori considerano il mantenimento della Tunisia come essenziale sia dal punto di vista militare che politico. Rommel amareggiato si reca poi alla clinica del Semmering per continuare le cure interrotte per la battaglia di El Alamein, contando di tornare poi in Africa. Ma l’evolversi della situazione sarà tale da non consentirlo.

Hitler dispone anche che si ordini un riassestamento delle difese sulla linea del Mareth, in modo da creare una linea difensiva arretrata presso Uadi Akarit, sottraendo truppe dalle già sottili e deboli difese.

Un cannone anti-carro britannico “Pheasant' da 17 libbre in azione sul fronte di Médenine

By Keating (Capt), No 2 Army Film & Photographic Unit – Enlace

Soldati scozzesi ispezionano un Panzer IV distrutto dopo la battaglia di Medenine.

By Keating (Capt), No 2 Army Film & Photographic Unit – Enlace

La 1a Armata italiana alla Battaglia del Mareth:

La linea del Mareth è un complesso fortificato che si estende dal mare, una quarantina di km a sud di Gabes, fino ai monti del Matmata per una lunghezza di 36 km. E’ composto da 27 fortini di prima linea con casematte in cemento, intervallate da piccole postazioni e trinceramenti. La seconda linea di difesa, in gran parte incompleta, è costituita da sbarramenti di filo spinato, fossati anticarro e postazioni per mitragliatrici. Le difese sono facilmente aggirabili a occidente, nella zona di El Hamma, per forze provenienti dal deserto del Dahar. Le difese erano state parzialmente demolite dalla commissione armistiziale, a seguito del breve conflitto italo-francese del giugno 1940. Il generale Messe, con l’energia ed il dinamismo che lo contraddistinguono, si adopera per rafforzare e migliorare le difese statiche. Ad inizio marzo i lavori hanno coperto i tre quinti della linea: sono stati scavati 23 km sui 35 previsti di fossati anticarro, posati 58 km di reticolati ed altri 50 sono in corso d’opera. sono state interrate 27.000 mine anticarro su 50.000 e 18.200 mine antiuomo su 35.000.

Le difese sono costituite da 80.000 uomini, di cui circa 60.000 italiani, con 150 carri e 640 cannoni, delle divisioni Spezia, Pistoia, Trieste e Giovani Fascisti, e del Raggruppamento Sahariano del generale Mannerini, mentre i tedeschi schierano la 90a e la 164a Leichte Division, e il Kampfgruppe Luck. La riserva è costituita dalla 15a e dalla 21a Panzerdivision. Nel settore di Gafsa e piuttosto isolate, sono concentrate la Divisione Centauro e la 50a Brigata Speciale Queste forze sono schierate su un fronte che oltre alla linea del Mareth copre la zona sul suo fianco occidentale fino alla catena dei monti Matamata e da lì verso nord fino al Chott El Fedjadj, un grande lago salato che si estende perpendicolarmente alla costa per circa 250 km, e sono disposte su postazioni avanzate e di resistenza. Nel complesso si tratta di un dispositivo molto sottile e fragile, afflitto dai soliti problemi di mancanza di munizioni, di automezzi e di riserve.

 

La linea del Mareth e le operazioni

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Prima del grosso attacco di Montgomery, previsto per il 20 marzo, il generale Alexander, il cui comando è ora nei pressi di Tebessa, predispone un’operazione preparatoria ad opera del 2° Corpo americano di Patton, sul settore di Gafsa. All’operazione è dato il nome di WOP, termine dispregiativo usato per indicare gli immigrati italiani.

16 marzo, Tunisia – settore di Gafsa:

La 1a Infantry Division e la 1a Armored Division, al comando di Patton, partono dalle basi per portare l’attacco. Le difese dell’asse nella zona sono di circa 8500 uomini. I primi scontri tra gruppi esploranti americani e i difensori dell’asse intorno alle 21, costringono gli attaccanti a ripiegare. I reparti italiani della Centauro, data la schiacciante superiorità dell’avversario, ripiegano nella notte verso posizioni meglio difendibili oltre El Guettar.

Incluso en settore della linea del Mareth Montgomery dà il via ad azioni preliminari contro le postazioni avanzate dell’Asse. Alle 20:50 del 16 marzo ha inizio un terribile bombardamento di artiglieria, seguito verso le 23 dall’attacco. La 69a e 153a Infantry Brigades avanzano contro avamposti tenuti da tre compagnie della Giovani Fascisti, che oppongono qualche resistenza prima di ripiegare.

La brigata Guards porta il suo attacco contro posizioni di sicurezza di importanza critica per le difese dell’Asse, fortemente presidiate da tre battaglioni della 90a Leichte. Il sanguinoso scontro si risolve verso le 3 del mattino con l’intervento di un altro battaglione tedesco e dell’artiglieria che riescono a respingere gli attaccanti infliggendo pesanti perdite.

17 marzo, Tunisia – Gafsa:

Al mattino, l’avanzata americana ha vita facile. Malgrado l’evidente debolezza delle forze italiane, gli americani si fermano per assestarsi in vista di un possibile contrattacco. La sera del 18 scoppiò una terribile burrasca che continuò per tutto il giorno seguente, impedendo qualunque operazione.

Linea del Mareth:

nella notte sul 18 si ripete l’attacco della 50a, 51a e Guards, ma è sostanzialmente respinto dalla reazione dei fanti della Trieste e della Leichte.

18-20 marzo, Tunisia:

La ricognizione aerea dell’Asse segnala l’avvicinamento di circa 3.000 automezzi dal deserto del Dahar. Si tratta della 2a New Zealand e dei reparti francesi di Leclerc, con 27.000 uomini, 150 carri medi e 250 pezzi di artiglieria, che il giorno 20 superano ad occidente le linee fortificate di Mareth avvicinandosi alla linea occidentale delle difese dell’Asse, presidiate dal Raggruppamento Sahariano, praticamente abbandonato a sè stesso.

Alle 21:45 del 20 marzo inizia il fuoco di preparazione delle batterie britanniche contro le linee del Mareth, che prosegue per 3 ore, seguite dall’attacco.

Un pilota italiano entra in un Macchi 202 durante la Battaglia del Mareth

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21 marzo, Tunisia – Linea del Mareth - Operazione Pugilist:

Le posizioni tenute dal X e XI/8° Bersaglieri e dai granatieri d’Africa tedeschi sono investite dall’attacco della 151a Infantry Brigade. I capisaldi tedeschi cedono di schianto e sono occupati dagli attaccanti che cominciano ad allargarsi sul settore tenuto dai bersaglieri. Presto però le perdite subite e le difficoltà dell’avanzata inducono il generale Beak a rimandare la prosecuzione dell’attacco. Dalle 7 del mattino cominciano i contrattacchi del V/7° Bersaglieri e reparti minori, appoggiati dall’artiglieria, per ripristinare il fronte, mentre sono fatte affluire truppe della riserva.

Più a nord, nel settore di Gafsa, la 1a Infantry Division e la 1a Armored Division di Patton riprendono l’attacco contro le scarne posizioni della 50a Brigata Speciale e della Centauro. I Combat Command A e B travolgono le difese della stazione di Sened, costituite dal II/92° fanteria, dal VI gruppo appiedato di Aosta e da tre batterie. La 1a Infantry Division americana comincia l’avanzata verso Gabès, investendo avamposti e costringendo reparti della Centauro a ripiegare.

Il Combat Command C e il Combat Command B occupano Maknassi, abbandonata da due compagnie italiane che si ritirano sulle colline circostanti.

22 marzo, Tunisia – Linea del Mareth:

Comincia l’attacco dei neozelandesi, con la 6a Infantry Brigade che investe il V Battaglione Savona, un Battaglione di Guardie alla Frontiera e due Compagnie Sahariane, riuscendo a conquistare posizioni.

Alle 12:45 Messe dà ordine di contrattaccare nel settore della linea del Mareth. La 15a Panzer supportata dal fuoco dell’artiglieria elimina la testa di ponte britannica distruggendo una trentina di carri Valentine.

Nel settore di Gafsa, dove la 1a Infantry Division americana ha ottenuto qualche successo, parte della 10a Panzer, inviata a rinforzo, porta un attacco all’alba investendo e travolgendo tre battaglioni americani, ma perdendo una trentina di Panzer. Dopo essersi ritirati di qualche chilometro per riorganizzarsi, i tedeschi tornano all’attacco intorno alle 17, preceduti da un’ondata di Stuka, ma la forte resistenza americana stronca l’attacco. I combattimenti continuano il 23 e il 24 senza portare sostanziali modifiche alla situazione nel settore.

23 marzo, Tunisia – Linea del Mareth:

La giornata trascorre in una condizione di sostanziale stasi, in cui su entrambi i fronti si rischierano le forze per far fronte alla progressione degli eventi. Montgomery prende atto che il piano originale dell’operazione Pugilist è fallito e che deve essere cambiato. Lo sfondamento frontale non riesce malgrado i reiterati tentativi della 50a Infantry Division, mentre il fronte occidentale sembra più promettente. Decide quindi di concentrare le forze su quel settore, mentre Messe, consapevole del rischio che lì si corre, si adopera per rinforzarlo con le poche riserve di cui può disporre.

Nel settore di Gafsa le difese italiane e tedesche respingono con sanguinosi combattimenti i reiterati attacchi americani

Bombardieri Martin Baltimore del 232° wing della RAF in decollo per bombardare la linea del Mareth.

By Royal Air Force official photographer – Enlace

24 marzo, Tunisia – Linea del Mareth:

Anche questa giornata trascorre senza grosse azioni. Alcuni capisaldi sono riconquistati dalle truppe dell’Asse nel settore della Giovani Fascisti. La ricognizione dell’Asse rileva il movimento di grosse colonne britanniche da Medenine verso sud-ovest. D’accordo con Messe, von Armin dà ordine di ripiegare dalle difese del Mareth verso la zona degli Chotts e le difese di Gabes. L’azione di ripiegamento sarebbe iniziata la sera del 25. Si registrano contrasti tra i comandi tedesco e italiano. Come al solito i tedeschi mettono in evidenza le carenze italiane, sottacendo le proprie mancanze e cedimenti. A proposito di queste, Messe evidenzia nella sua relazione come si registri l’evidente malanimo del generale Gause nei confronti degli italiani, e come da parte tedesca si cerchi di far apparire nei comunicati che la situazione è retta solo grazie alle capacità delle truppe tedesche, cosa che non corrisponde al vero. Messe protesta fermamente, mettendo in evidenza il cedimento di truppe tedesche sul fronte, ed ottiene le scuse imbarazzate di von Armin e di Gause.

Un soldato britannico ferito e un soldato tedesco ferito e catturato condividono una sigaretta dopo la battaglia.

Keating (Capt), No 2 Army Film & Photographic Unit, Dominio público, a través de Wikimedia Commons

Intanto la 1a Armoured Division raggiunge la 2a New Zealand nella zona di El Hamma, dove si sarebbe dovuto sfondare il giorno successivo. Montgomery prepara un piano di sfondamento che conta sull’apporto di un devastante fuoco di artiglieria e di continui bombardamenti aerei. Il D day è spostato al giorno 26.