1942

2 gennaio, Nord Africa:

dopo cruenti scontri la piazzaforte di Bardia si arrende ai britannici.

17 gennaio, Nord Africa:

La guarnigione italo tedesca sul passo di Halfaya si arrende.

21 gennaio, Nord Africa:

Rommel lancia un contrattacco di sorpresa da El Agheila in direzione di Agedabia con una manovra a tenaglia su due colonne. Sotto il suo comando è anche il XXI Corpo italiano, rinominato ACIT – Armata Corazzata Italo Tedesca – che comprende le Divisioni Ariete e Trieste, al comando del generale Enea Navarrini in sostituzione del generale Gambara.

L’azione, originariamente pianificata come una “perlustrazione in forze”, si trasforma in un’irresistibile avanzata. Dopo aver raggiunto Agedabia la marcia dei panzer continua in direzione di Antelat, nei cui pressi viene annientato un raggruppamento corazzato della 1a Armoured Division, che perde 117 tra carri e autoblindo, oltre ad artiglierie, automezzi e un migliaio di uomini caduti prigionieri.

25 gennaio, Nord Africa:

l’avanzata riprende su Msus, che viene anch’essa conquistata con un combattimento che costa ai britannici la perdita di altri 96 carri. Il X ed il XXI Corpo d’Armata italiani sono lasciati a presidiare El Agheila, Beda Fomm, Antelat, Saunu, mentre Rommel, alla testa di una colonna corazzata dirige su Bengasi, che all’avvicinarsi della colonna è precipitosamente abbandonata dagli inglesi.

29 gennaio, Nord Africa:

Bengasi è nuovamente presa dalle forze dell’Asse che sbaragliano le due unità indiane poste a difesa. La popolazione della città accoglie da liberatori le truppe italo-tedesche. Il bottino di armi, viveri, carburanti e materiali, rinvenuto nei depositi della città è enorme, e include 1.300 preziosi autocarri.

Rommel continua ad incalzare gli inglesi, ritirati sulla linea di Ain el Gazala, raggiungendone le posizioni il 4 febbraio.

15 de febrero, África del Norte:

Rommel tenta di forzare le difese britanniche, ma l’azione non riesce. L’offensiva si è esaurita.

Febbraio - Maggio, Nord Africa:

Le forze contrapposte si stabiliscono fronteggiandosi alle porte della Marmarica. Segue una lunga fase di stasi delle operazioni durante la quale entrambi gli schieramenti si rafforzano e riorganizzano in vista delle successive offensive.

La situazione delle forze alla vigilia dell’offensiva italo-tedesca vede sempre una netta superiorità nei materiali, sia numerica che qualitativa, per le forze britanniche che dispongono di circa 850 carri armati, tra cui 167 Grant, americani, superiori ai Panzer III e IV tedeschi, contro i circa 600 carri delle forze dell’asse, dei quali 228 sono i soliti e superati M13/40 ed i praticamente analoghi M14/41.

26 Maggio, Nord Africa:

Rommel lancia l’offensiva con un attacco frontale, diversivo contro le posizioni di Ain el Gazala che si protrae fino al tramonto, condotto dalle unità di fanteria italiane del X e XXI Corpo d’Armata, al comando del generale tedesco Cruewell, e sostenute dalle artiglierie. Alla sera un’impressionante massa di circa 10.000 automezzi dell’Afrika Korps e del XX Corpo si muove compatta, a luci spente nella notte di luna piena, per compiere una manovra aggirante e raggiungere a notte fonda il punto di base per l’attacco da cui si muoveranno all’alba le varie colonne. Dopo un’ora di sosta, le colonne si mettono in movimento penetrando alle spalle delle postazioni britanniche, precedute da camionette su cui erano stati posizionati motori di aereo le cui eliche rotando a forte velocità sollevano un fitto polverone per nascondere i movimenti delle colonne di automezzi. Intanto, all’alba, le divisioni Trento, Pavia e Brescia hanno ripreso il loro attacco frontale contro le linee di Ain el Gazala.

Cannone anti-carro da 2 libbre del 2nd Rifle Brigade in azione

By Keating G (Capt), No 1 Army Film & Photographic Unit –
EnlaceEsta fotografía Museos de guerra imperial., Public Domain, Enlace

27 de mayo, África del Norte:

la Divisione Ariete viene a contatto con la 3a Indian Motor Brigade, attestata a circa 7 km da Bir Hakeim: l’VIII e il IX battaglione dell’Ariete si lanciano all’assalto sbaragliando i britannici che accusano 440 tra morti e feriti e circa 1.000 prigionieri tra cui l’ammiraglio Walter Cowan. Le perdite dell’Ariete ammontano a 15 carri, 30 morti e 50 tra feriti e dispersi. Il IX battaglione nella confusione dello scontro continua ad avanzare deviando verso il caposaldo di Bir Hacheim difeso dalla 1a Free French Brigade, e penetrando in un campo minato che insieme al fuoco delle batterie francesi falcidiano altri 31 carri e 124 uomini tra morti, feriti e dispersi.

Più a est la la 21a Panzerdivision si scontra aspramente con la 22a Armoured Brigade, che lascia sul terreno una trentina di carri ripiegando disordinatamente dopo due ore di combattimento. La 15a Panzerdivision investe la 4a Armoured Brigade, distruggendo l’8° Ussari, e causando gravi perdite al 3° Royal tanks, ma riportando anch’essa perdite considerevoli. I tedeschi per la prima volta si trovano di fronte i carri Grant e i loro efficaci cannoni da 75mm e solo grazie ai cannoni anti-carro da 88 riescono a fatica a respingere i carri britannici che alla fine si ritirano.

All’estrema destra dell’avanzata la 90a Leichtedivision Afrika si scontra con la 7a Motorised Brigade nei pressi di Retma, costringendola a ritirarsi verso est. Continuando l’avanzata si imbatte del quartier generale avanzato della 7a Armoured Division catturando numerosi ufficiali e lasciando la 7a senza comando per i due giorni successivi. Come pianificato, la 90a raggiunge poi El Adem catturando numerosi depositi di rifornimenti.

Nel primo pomeriggio la 22a e la 4a Armoured Brigade passano all’attacco, investendo la 21a e la 15a Panzeridivision da est e da nord e mettendole in serie difficoltà. Il caotico combattimento continua per tutto il pomeriggio e le divisioni tedesche solo verso sera riescono a sottrarsi, riportando grosse perdite. La 21a è rimasta con 80 carri e la 15a con 29: entrambe sono a secco di carburante e munizioni. La 90a si trova inoltre completamente isolata, e circondata dalla 4a Armoured Brigade.

Carri Grant in movimento nel deserto.

Di Clements (Lieut), Keating G (Capt), McAndrew (Sgt), No 1 Army Film &
Photographic Unit, Smith (Sgt), Travis (Sgt) – http://media.iwm.org.uk/iwm/mediaLib//46/media-46657/large.jpg

28-30 maggio, Nord Africa:

La battaglia continua per tre giorni con una lunga serie di combattimenti e scontri di ridotta entità in tutto il teatro, manovre delle divisioni, azioni delle fanterie e dei gruppi motorizzati e scontri tra carri.

29 de mayo, África del Norte:

il piccolo ricognitore con cui il generale Cruwell si sta spostando sul fronte, è abbattuto. Uscito incolume, Cruwell è preso prigioniero. Il generale Kesserling, comandante in capo tedesco per lo scacchiere sud, che si è recato al fronte per ricevere notizie, si trova a doverlo temporaneamente sostituire, constatando in prima persona la confusione creata dalla mancanza di una direzione costante da parte di Rommel che si sposta continuamente tra le unità rimanendo irreperibile in momenti critici.

Rommel, intanto, non potendo conquistare Bir Hacheim dà ordine di raggruppare le unità dell’Afrika Korps in uno schieramento difensivo, utilizzando i vasti campi minati britannici per bloccare l’avanzata nemica da ovest, operando nel contempo per aprire un varco nei campi minati attraverso cui far affluire i rifornimenti ed utilizzabile nel caso sia necessario ritirarsi. La connessione con le divisioni del X Corpo viene creata ripulendo due passaggi nel campo minato da ovest, e veicoli di rifornimento supportati da reparti della Trieste e dell’Ariete riescono a farsi strada nella notte attraverso i campi minati e a raggiungere l’Afrika Korps.

Il 30 maggio:

L’ Ariete difendendo le spalle delle forze tedesche respinge due attacchi della 2a e 22a brigate corazzate inglesi infliggendo forti perdite con i pezzi controcarro.

31 de mayo, África del Norte:

la 15a Panzer, la Trieste e la 90 Leichte portano l’assalto nella conca di Got el Ualeb, nei pressi di Sidi Muftah, dove è schierata la150a Infantry Brigade ed i resti della 1a Armoured Brigade. Combattendo metro per metro con i britannici che oppongono una resistenza fino all’ultimo uomo, le truppe dell’Asse appoggiate da ondate di bombardamenti a tuffo degli Stukas conquistano la posizione entro il pomeriggio del 1 giugno. Sono presi 3.000 prigionieri, 101 tra carri armati ed autoblindo e 124 pezzi di artiglieria. Il comandante della brigata, generale Haydon, muore in combattimento. La Trieste ha avuto moltissimi morti e feriti, tra cui il comandante del 66° Fanteria, colonnello Chiapuzzo caduto anch’egli in azione. Tra i feriti tedeschi si registrano i due principali collaboratori di Rommel, il colonnello Westphal e il generale Gause, suo Capo di Stato Maggiore, che dovettero entrambi esser rimpatriati.

Soldati britannici e indiani catturati a Tobruk

By Keating G (Capt), No 1 Army Film & Photographic Unit –
EnlaceEsta fotografía Museos de guerra imperial., Public Domain, Enlace

2 de junio, África del Norte:

La 21a Panzer si lancia in una sortita venendo a contatto con la 4a Armoured Brigade che nello scontro perde 24 dei suoi carri Grant.

5 giugno, all’alba, Nord Africa:

Scatta l’offensiva britannica preceduta da un intenso fuoco di artiglierie. Battaglioni della 9a e della 10a Indian Brigade e la 22a Armoured Brigade muovono all’attacco contro i reparti dell’Ariete rinforzata dall’8° Panzerreggiment che reagiscono violentemente costringendo gli attaccanti alla ritirata dopo aver perso molti carri.

La 32a Armoured Brigade, uno squadrone di carri Valentine rinforzati da fanteria si era intanto portata all’attacco della 21a Panzer la cui fortissima reazione distrugge gli attaccanti costringendoli a ritirarsi di alcuni chilometri. La 21a Panzer può quindi lanciarsi con il grosso delle forze sulla 5a Brigata indiana e sulla 22a Armoured Brigade che sono costrette a ritirarsi disordinatamente con gravi perdite.

Alle 17 Rommel dà disposizioni per il contrattacco che, portato dalla 21a Panzer, d all’Ariete e dalla 15a Panzer, e sostenuto da bombardamenti di Stukas, spazza gli avversari travolgendo i comandi della 5a Indian Division, della 7a Armoured Division e della 10a Indian Brigade e catturando i centri trasmissioni. La 22a Armoured ha perduto 60 carri, e il bottino per le truppe dell’Asse conta 3.100 prigionieri, 115 carri, 96 pezzi di artiglieria e 37 cannoni contro-carro tra distrutti e catturati. Anche le forze dell’Asse hanno subito grosse perdite in uomini e materiali. L’Ariete, la cui forza di carri è ridotta grossomodo a metà, si trova a sostenere numerosi altri attacchi nei giorni successivi, il più furioso dei quali è portato la mattina del 10 giugno dalla 4a Armoured e respinto dal fuoco di cannoni e carri dell’Ariete che riducono in fiamme 28 carri armati degli attaccanti.

11 de junio, África del Norte:

termina l’assedio alla fortezza di Bir Hacheim che, difesa accanitamente dalla 1a. brigata della Francia Libera che includeva reparti della Legione Straniera, nelle cui fila combattono dissidenti italiani e tedeschi e una brigata ebraica, si protraeva da 10 giorni ad opera della 90 Leichte e della divisione Trieste. All’inizio dell’assedio, il 2 giugno, due ufficiali italiani erano inviati a chiedere la resa a nome di Rommel, che il comandante francese, generale Koenig, rifiuta cortesemente. L’intimazione di resa è inviata da Rommel altre due volte nei giorni successivi ma sempre fieramente respinta. La battaglia contro la postazione ben fortificata e difesa internamente da 3.600 uomini ben equipaggiati coinvolge da entrambe le parti bombardamenti di artiglieria, incursioni di fanteria e di carri e bombardamenti aerei. Il giorno 10 giugno, in condizioni disperate e dopo un bombardamento condotto da 100 Stukas che rovesciano 130 tonnellate di bombe, per i difensori giunge l’ordine di evacuare. Aprendosi una via nei campi minati 2.600 francesi riescono a esfiltrare durante la notte sull’11 in piccoli gruppi. Le perdite francesi ammontano a circa 400 morti e 1.000 prigionieri, gran parte dei quali feriti, oltre a molto materiale bellico.

“Reparti della Legione Straniera balzano all’attacco di una postazione nemica.”, Bir Hacheim, giugno 1942.

Chetwyn Len (Sgt)No 1 Army Film& Photographic Unit, Dominio público, a través de Wikimedia Commons

13 de junio, África del Norte:

i britannici attaccano all’alba da nord, ma i carri sono falcidiati dal tiro dei cannoni anticarro tedeschi e poi finiti dai panzer. Lo stesso giorno 13, la 90a Afrika Division attacca le postazioni di Knight Bridge, difese dalla Guards Brigade che oppone decisa resistenza. Il combattimento si protrae fino a sera. Il caposaldo è evacuato durante la notte successiva ed occupato dalle forze dell’Asse. Dopo 20 giorni di battaglia, per i britannici si profila ormai chiara la gravissima disfatta. Al comando britannico non resta che dare l’ordine di ritirata verso l’Egitto. I reparti britannici passano il confine tra il 14 e il 15 giugno, dovendo in molti casi difendersi dagli attacchi e aprirsi la strada combattendo.

Rommel, incontenibile, non perde tempo. Dopo aver riposizionato le divisioni, ed effettuato il rastrellamento delle forze inglesi che ancora si trovavano in Marmarica costringendole alla ritirata, dispone l’accerchiamento del perimetro difensivo di Tobruk, che, viene completato entro il mattino del 18 giugno. Lungo i 48 km del perimetro prendono posizione le divisioni Trento e Sabratha a ovest delle difese della città, Brescia e Pavia a est, mentre la Divisione Littorio, da poco giunta in Africa, occupa la zona di El Adem – Sidi Rezegh, alle spalle della Brescia.

Un flak 8,8 controcarro tedesco a Bir Hacheim

Chetwyn Len (Sgt)No 1 Army Film& Photographic Unit, Dominio público, a través de Wikimedia Commons

19 giugno, Nord Africa - Tobruk:

Rommel invia entrambe le divisioni del DAK e la 90 Leichte verso est, per far credere al nemico di voler proseguire la sua offensiva in Egitto. Durante la notte le divisioni del DAK invertono la marcia e tornano a tutta velocità verso Tobruk, mentre la 90a prosegue la sua marcia verso Derna e la frontiera.

A difesa della città di Tobruk, vi sono la 2a South African Infantry Division, l’11a Indian Brigade, la Guards Brigade e la 32a Tank Brigade, per un complesso di 40.000 uomini, al cui comando, dal 16 giugno è stato posto il generale Klopper, sudafricano.

20 giugno, Nord Africa - Tobruk:

Alle 5:20 del mattino comincia il bombardamento aereo delle difese della città, effettuato da ondate di bombardieri in picchiata Stuka difesi dalla caccia. La loro azione è concentrata in particolare sulla zona sud-est del perimetro difensivo, dove è previsto lo sfondamento della 15a e della 21a Panzer con i loro 113 carri. La violenza dei bombardamenti ha un effetto annichilente sui difensori e contribuisce in modo decisivo allo sfondamento iniziale per poi continuare per tutta la giornata con centinaia di missioni in appoggio alle operazioni a terra.

Anche le artiglierie italo-tedesche si uniscono al martellamento dei capisaldi difensivi con un fuoco infernale che si protrae per venti minuti prima di essere allungato per consentire l’azione dei guastatori del XXXI°Battaglione italiano e del 900° Battaglione Pionieri tedesco. Questi al costo di gravi perdite si portano ai bordi del fossato anti-carro riempiendone passaggi e gettando ponti, e consentendo ai carri della 15a e della 21a di entrare nel perimetro difensivo alle 8:30, dove annientano, uno a uno, i capisaldi britannici.

La Trieste e l’Ariete, con 70 carri armati, seppur attardate da contrattempi, campi minati e reazione avversaria, riescono anch’esse a farsi breccia ed entrare, assaltando i capisaldi assegnati, seguiti dalle fanterie. Sfondato il perimetro difensivo esterno I panzer tedeschi continuano l’attacco in diverse direzioni. Si scontrano con i carri della 32a Armored Brigade che annientano in un’ora di violento combattimento, continuando poi nella loro azione di demolizione delle forze avversarie. Come sempre, Rommel in prima persona prende parte alla battaglia, dirigendo gli attacchi e muovendosi in ogni settore. Entro sera il centro abitato ed il porto sono in mano tedesca.

21 giugno, Nord Africa - Tobruk:

Alle 9:40 Rommel riceve la richiesta di resa del generale Klopper. L’impareggiabile audacia ed abilità di Rommel hanno fruttato all’Asse un bottino di straordinarie proporzioni: 33.000 uomini, tra cui sette generali, 2.000 tonnellate di carburante, 2.000 veicoli, 5.000 tonnellate di viveri, munizioni e altro materiale bellico.

Nel complesso dell’offensiva, i britannici hanno perso oltre 50.000 uomini, 1.188 carri armati, 800 cannoni, 5.000 automezzi.

Appena saputo della richiesta di capitolazione dei britannici, alle 8:30 del 21, Rommel dà disposizione alla Trieste di riposizionarsi nella zona di Sidi Rezegh, e alle 9:45, ossia 5 minuti dopo aver ricevuto la resa dalle mani di Koppler, dirama un messaggio a tutti i comandi ordinando la riunione delle unità e la preparazione ad una nuova avanzata.

Rommel sul suo veicolo comando segue un panzer a Tobruk

A dispetto di quanto aveva dovuto concordare in precedenza, Rommel è infatti convinto della necessità di sfruttare il successo ed incalzare il nemico portando la guerra in Egitto. A nulla valgono le forti pressioni che gli giungono tanto da Kesserling, giunto a Tobruk già nel pomeriggio del 21, quanto da Raeder, Bastico e dal Comando Supremo italiano e quindi dallo stesso Mussolini, che premono per arrestare l’avanzata in Africa al confine egiziano e dare priorità, come precedentemente concordato, alla presa di Malta, vero incubo per il comando italiano. Rommel è fermamente convinto che, dato il quadro generale in cui si sta svolgendo la guerra, il lasciar tempo al nemico significa consentirgli di ricevere enormi quantità di rinforzi ed armamenti, che l’Asse non avrebbe sicuramente potuto pareggiare, e dargli quindi l’opportunità di ricostituirsi ancor più forte di prima. L’unica possibilità di vincere la guerra sul fronte fronte africano era quella di sfruttare il momento, azzardare, incalzare il nemico e distruggerlo, conquistando il Cairo e il canale di Suez. A decidere fu Hitler, che sposando le richieste di Rommel ha gioco facile a convincere Mussolini.

In effetti i britannici stanno vivendo un momento di forte crisi che induce Auchinleck a prendere il comando di quel che rimane dell’8a Armata, rimuovendo il generale Ritchie, e ad abbandonare le posizioni sul confine ritirandosi in parte a Marsa Matruh e in parte ancora più a est, a El Alamein. La speranza per gli Alleati è quella di guadagnare tempo facendo affidamento sulle difficoltà che le forze dell’Asse avrebbero incontrato ad attraversare grandi distanze nel deserto, in assenza di acqua, con le linee di rifornimento allungate, e nella fortuna.

23 giugno, Nord Africa - Tobruk:

Non appena ricevuto il benestare di Hitler e prima ancora di ricevere notizia del benestare del Duce, Rommel rimette in movimento le sue divisioni verso est. Lo stesso 23 giugno il X e XXI Corpo d’Armata italiano raggiungono la frontiera occupando Bardia, i passi di Sollum ed Halfaya, il forte Capuzzo e Sidi Omar senza incontrare resistenza.

23-26 giugno, Nord Africa:

Avuta la notizia che Auchinleck ha disposto la ritirata delle forze britanniche su Marsa Matruk, Rommel lancia l’Afrika Korps e la 90a Leichte all’inseguimento oltre il confine egiziano. La colonna che avanza nel deserto è composta da un centinaio di carri tra Panzer tedeschi ed M14/41 dell’Ariete e della Littorio, seguiti da migliaia di autocarri con le fanterie, artiglierie e rifornimenti.

I 200 km di deserto che li separano da Marsa Matruh non sono facili da superare, sia per le difficoltà del terreno che per l’azione continua della Desert Air Force che tenta di ostacolarne la marcia con continui attacchi portati da tutti gli aerei disponibili, arrecando rallentamenti e perdite. Durante uno di questi attacchi aerei, intorno alle 13 del giorno 26, rimangono uccisi il generale Baldassarre, comandate del XX Corpo, il generale Piacenza, comandante dell’artiglieria del XX, ed il colonnello Raffaelli, comandante del genio.
Baldassarre è sostituito dal comandante dell’Ariete, generale De Stefanis, che lascia il comando della Divisione al generale Arena. Anche il DAK ha subito perdite nello stato maggiore a causa dei bombardamenti. Alla sera del 26 giugno le forze dell’Asse raggiungono le difese di Marsa Matruh, accerchiandole.

Caccia Hurricane della DAF sui cieli del Nord Africa

By Royal Air Force official photographer – This photograph CM 365
comes from the collections of the Museos de guerra imperial.

27 de junio, África del Norte:

l’attacco inizia al mattino con la 90a Leichte che sfonda frontalmente le linee difese dalla 5a Indian Infantry Division per poi impantanarsi in un campo minato. A nord-ovest la Trento avanza facendosi strada nei campi minati, conquistando posizioni e arrestandosi poi per la forte reazione nemica. La 21a Panzer, ridotta a 21 carri armati, attacca audacemente le posizioni difese dalla 2a New Zealand Division, che reagisce con le artiglierie. La 15a Panzer, spintasi verso nord, è investita dalla 4a e dalla 22a Armored Brigade e dalla 7a Motorized. I tedeschi riescono a ritirarsi per un soffio, sfuggendo al rischio di essere annientati. Pur trovandosi in sostanziale superiorità, le truppe britanniche sono fatte ritirare dal generale Gott che ha un’errata valutazione della reale consistenza degli attaccanti ed ha perso ogni fiducia sulle sorti della battaglia. Il XIII Corpo britannico inizia quindi ad arretrare, lasciando scoperto il X Corpo. Auchinleck dal quartier generale nelle retrovie, ricevuta la notizia si vede costretto ad ordinare la ritirata su Fuka anche al X Corpo.La ritirata è tentata nella notte, causando una serie di confusi combattimenti nell’oscurità, attraverso i quali un certo numero di reparti riesce ad aprirsi la strada tra le forze italo-tedesche e guadagnare la via della fuga, lasciando circa 2.000 prigionieri

29 giugno, Nord Africa, mattina:

con un attacco concentrico, il 7° Reggimento Bersaglieri e e una compagnia del XXXII Guastatori, seguiti dalla 90a Leichte, riescono a sfondare le difese esterne di Marsa Matruh ed entrare nella piazzaforte dove sono catturati 6.000 soldati indiani della 10a Infantry Division, 40 carri e magazzini con viveri e materiali.

Malgrado le unità dell’Asse siano ridotte ai minimi termini e alquanto logore dopo settimane di ininterrotte, Rommel non desiste dal suo obiettivo di raggiungere i resti dell’8a Armata e distruggerla, per poi proseguire verso il Cairo. La marcia prosegue in direzione di El Alamein sotto i continui attacchi della Desert Air Force.

30 de junio, África del Norte:

all’alba, a circa 55 km da El Alamein, la Littorio con 21 carri efficienti è affrontata e distrutta da un reparto britannico con10 carri e artiglieria, riportando la perdita di 100 uomini e del comandante del LI Battaglione. Tra la sera del 30 e la mattina del 31 le forze dell’Asse percorrono altri 180 km di deserto e giungono finalmente a ridosso della nuova linea difensiva britannica. Questa si estende per circa 60 km, dal villaggio di El Alamein, sulla costa, verso sud fino all’inizio della depressione di Quattara.

El Alamein, in arabo “i due segnali”, è una piccola stazione ferroviaria in corrispondenza del golfo degli Arabi, tra Matruh e Alessandria. In linea d’aria dista da quest’ultima 100 km, e dal Cairo 230. Una sessantina di km più a sud spicca la grande depressione di Quattara: un’immensa area progressivamente intransitabile, ricoperta di sabbie mobili e saline paludose, che nella parte centrale raggiunge i 180 metri sotto al livello del mare. Ha la forma di un corno da caccia con l’imboccatura a nord-est, in pratica all’altezza di El Alamein ed il padiglione ampio oltre 140 km a sud ovest, ad oriente dell’oasi di Siwa.

Rommel prepara l’attacco per la notte sul 1 luglio. Le forze dell’Asse a quel punto sono ridotte a circa 120 carri, di cui 70 italiani, 10.000 fanti e 500 pezzi di artiglieria. Quelle Alleate schierate a difesa ammontano a 15.000 fanti, 150 carri, 100 autoblindo e 400 pezzi di artiglieria. Rommel è però convinto si tratti ormai di forze raccogliticce, disorganizzate e demoralizzate, e il suo piano prevede lo sfondamento al centro, per poi aggirare a sud e a nord le difese britanniche e annientarle. Grazie alle intercettazioni di Ultra, Auchinleck è a conoscenza del piano e del momento dell’attacco, e predispone le forze per contrastarlo.

Un cannone da 88 a traino verso il fronte

1 luglio, Nord Africa, El Alamein:

l’attacco ha inizio alle 3:30 con lo sfondamento da parte della 90a Leichte in prossimità delle difese di El Alamein, ma è presto bloccato dall’intenso fuoco. Il 7° Battaglione Bersaglieri impegna il settore occidentale delle difese, ma senza riuscire a progredire.
La 15a e la 21a del DAK tentano di sfondare più a sud, a ridosso del ciglione di El Ruweisat, immediatamente impegnate dalle difese del caposaldo di Deir el Shein difeso dalla 18a Indian Brigade, con 9 carri Matilda, a cui giunge in soccorso la 22a Armoured Brigade. L’azione dell’Asse è molto rallentata dalle continue incursioni aeree, dagli insabbiamenti dei mezzi e dagli ostacoli del terreno oltre che dalla reazione avversaria. Alle 19 cade Deir el Shein, con la resa della 18a Indian Brigade e la cattura di 2.000 prigionieri, ma al costo di 18 panzer messi fuori combattimento. Nella notte un ennesimo bombardamento aereo della Desert Air Force colpisce duramente il DAK e distrugge 60 automezzi della Trieste compromettendone la mobilità per i giorni seguenti.

Lugio 1942, area della battaglia

Créditos no disponibles

2 luglio, Nord Africa, El Alamein:

L’attacco della 90a Leichte riprende la mattina, ma è subito immobilizzato dall’intenso fuoco delle artiglierie avversarie. Rommel dà ordine alle due divisioni del DAK di avanzare lungo il costone di El Ruweisat e poi piegare verso la costa per attaccare le difese intorno a El Alamein. Il movimento inizia verso le 15, ma la 15a, che avanza lungo il lato sud del costone, incontra l’opposizione della 1a Armoured Division, della 7 Motorized Brigade e il fuoco delle artiglierie della divisione neozelandese subendo non poche perdite e la 21a Panzer, che avanza lungo il lato nord del costone, non riesce a superare l’opposizione dei carri Grant della 1a South African Division e di un reparto della 10a Indian Division. I sudafricani subiscono tali danni da ritirarsi abbandonando la posizione senza attendere di essere sostituiti, ma le divisioni del DAK, ridotte a 20 panzer la 21a ed a 6 panzer la 15a, sono costrette a ripiegare all’imbrunire. Anche la 90a, l’Ariete, la Littorio e la Trieste, tutte provatissime, non fanno progressi significativi, ostacolate dalle artiglierie britanniche. La notte sul 3, alla Trieste è dato ordine di muovere verso il costone di Alam Nayil e all’Ariete verso la depressione di Deep Well.

Carri Stuarts della New Zealand Divisional Cavalry,allineati al termine di un pattugliamento

Unidentified official photographer, Dominio público, a través de Wikimedia Commons

3 luglio, Nord Africa, El Alamein:

L’Ariete, ciò che ne rimane, muove poco dopo mezzanotte: il suo VIII Bersaglieri è ridotto a poche centinaia di uomini, il V è comandato da un tenente, il XII da un capitano. Il 132° carristi è ridotto ad otto M13/40 efficienti, il 132° artiglieria ha ancora una quarantina di pezzi. Verso le 4 è raggiunto l’obiettivo ed i reparti si preparano a disporsi a caposaldo. Giunta l’alba appare chiaro che si sono cacciati in una trappola: si trovano all’interno di una depressione piuttosto profonda, una larga conca, e lungo i suoi bordi occidentale, orientale e meridionale si concentrano pezzi di artiglieria, veicoli e reparti nemici. Il generale Arena alle 5:15 invia un messaggio molto calmo ma eloquente al Comando di corpo d’armata: “abbiamo raggiunto zona prescritta. Abbiamo dovuto assumere fronte a O, S, E, perché numerosi elementi inglesi sono visibili in queste tre direzioni. Fuoco di artiglieria proviene da E, da O e da N. Le divisioni 15a e 21a tedesca sono a 8 km nord-est da noi. Non vedo la Trieste. Data la forza disponibile in bersaglieri e la necessità di far fronte a possibili provenienze da ogni direzione, la situazione della divisione rimane delicata. Prego pertanto considerare l’opportunità di far avanzare la Trieste e di rappresentare la situazione dell’Ariete al Comando superiore tedesco. Sono giunte in questo momento presso di me due autoblindo tedesche della 15a e della 21a.”

E ancora, alle 8: “Confermo siamo soli sotto intenso, continuo fuoco artiglieria proveniente da ovest, nord e est…” Le perdite di personale, allo scoperto, diventano sensibili. Giungono sulla scena i mezzi della 4a Armored Brigade a nord-est, e poi quelli della 4a brigata neozelandese a sud. Gli M13 si oppongono alla 4a Armored Brigade in uno scontro senza possibilità. Il V battaglione bersaglieri cerca di far fronte a nord-est, il XII, rimasto con una sola mitragliatrice e senza granate per i pezzi da 47/32, a sud. Verso le 10 la lotta è conclusa. Le perdite dell’Ariete ammontarono a circa 200 tra morti e feriti, 330 prigionieri, 36 pezzi di artiglieria e 55 automezzi, mentre i resti riescono a sottrarsi verso le posizioni occupate dalla Pavia.

La 21a Panzer contrastata dalla 2a brigata sudafricana non riesce a progredire, mentre la 15a, si scontra con la 4a della 22a Armored Brigade riuscendo a mettere fuori combattimento 39 carri nemici ma senza fare progressi. I bersaglieri della Brescia riescono a respingere un attacco della 5a brigata neozelandese. Alle 20:10 Rommel si rassegna a fermare l’attacco. Come di suo uso, attribuirà poi la causa della sconfitta alla vicenda dell’Ariete, lasciando intendere la scarsa combattività degli italiani. La storia ufficiale della brigata neozelandese invece fa grande vanto di questa vittoria, non tralasciando commenti che lasciano intravedere un certo disprezzo dai toni razzisti.

Le giornate seguenti sono dedicate da ambo le parti alla riorganizzazione delle linee dei rifornimenti e della logistica, all’afflusso di nuovi reparti e all’integrazione di complementi, carri e artiglierie alle unità, non senza che si registrino scontri minori, attacchi, incursioni e bombardamenti.

10 luglio, Nord Africa, El Alamein:

Alle 3:30 del mattino un forte bombardamento di artiglieria protratto per oltre due ore annuncia l’attacco della 9a Australian Division che esce in forze dal campo trincerato di El Alamein, rafforzata da 40 carri armati del 44° Royal Tank e da una brigata della 1a South African Division, attaccando e travolgendo il fronte sud-ovest dello schieramento dell’Asse, tra il mare e la ferrovia, tenuto da reparti della Divisione Sabratha, che, in gran parte, oppongono scarsissima resistenza arrendendosi o dandosi alla fuga. Gli australiani catturano anche la 621a compagnia di esplorazione elettronica tedesca, con tutti i suoi documenti. L’attacco è arrestato dopo 7 km di avanzata da reparti italiani e tedeschi, compresa una compagnia di panzer.

11 luglio, Nord Africa, El Alamein:

gli australiani riprendono l’attacco, travolgendo alcune difese italiane e catturando un migliaio di prigionieri prima di essere bloccati. Tra le fila di alcune divisioni e reparti italiani sono emersi gravi segni di stanchezza e scoramento che comprendono anche molti ufficiali, tanto che Rommel in una comunicazione confidenziale ai comandi d’armata, accusando l’incremento di questi casi, li incita ad applicare la pena di morte, come prevista dal codice militare italiano, per stroncare il fenomeno.

12 luglio, Nord Africa, El Alamein:

fanterie italiane e tedesche tentano un contrattacco nel pomeriggio, ma senza successo.

13 luglio, Nord Africa, El Alamein:

A mezzogiorno, la 21a Panzer e reparti di fanteria tedesca e italiana si portano all’attacco delle difese di El Alamein, supportate da un violento bombardamento aereo e da tutte le artiglierie disponibili, ma dopo cinque ore gli attaccanti sono costretti a ritirarsi.

14 luglio, Nord Africa, El Alamein:

è nuovamente tentato l’attacco, con forze ancora maggiori e nuovamente con il concorso della 21a Panzer, ma i risultati sono pressoché nulli.

15 luglio, Nord Africa, El Alamein:

Nella notte sul 15 l’attacco è portato di sorpresa dalla 2a divisione neozelandese e dalla 5a brigata di fanteria indiana ai settori in cui sono schierate le deboli divisioni Brescia e Pavia, logorate, sotto organico e ancora intente ad apprestare postazioni difensive sulle nuove posizioni. Con l’appoggio delle artiglierie gli attaccanti penetrano tra i capisaldi, travolgendo le difese soprattutto nel settore della Brescia, mentre la Pavia, le cui posizioni sono più solide, sostanzialmente resiste nel caos della battaglia. All’alba una compagnia del 5° Panzerreggiment piomba alle spalle del 2°/22 battaglione neozelandese che si arrende in massa. I combattimenti continuano per tutta la giornata, e l’intervento della 21a Panzer e di una tempesta di sabbia salvano la situazione. Le perdite sono notevoli, con molti morti italiani e tedeschi e 1.600 prigionieri, in gran parte italiani, nelle mani accusano la perdita di 1.045 uomini, tra morti, feriti e prigionieri, e lamentano il mancato, previsto, intervento dei corazzati inglesi, accusati di eccessivo egoismo.

16 luglio, Nord Africa, El Alamein:

i combattimenti continuano, sia in prossimità del perimetro di El Alamein con una rinnovata sortita degli australiani, sia nel settore centrale, dove la 21a Panzer impegna neozelandesi, 2a Armoured Brigade e 5a Indian Brigade, ma alla sera la situazione non è sostanzialmente mutata.

17 luglio, Nord Africa, El Alamein:

gli scontri continuano: a nord, prima dell’alba, il 2/32° battaglione australiano sostenuto da uno squadrone di carri Valentine del 44° Royal Tanks ed uno di Crusadeer del 9° cavalleria si lancia all’attacco per conquistare il costone di Miteriya, travolgendo un caposaldo avanzato presidiato dal XI/7° bersaglieri. Mentre le artiglierie britanniche martellano il fronte con il loro fuoco, gli australiani investono il II/65° della Trieste, il cui comandante cade ucciso. Anche il 2/43° battaglione australiano si lancia all’attacco travolgendo il XXXII battaglione guastatori e il III/46° artiglieria, e annientando entrambi. Solo nel pomeriggio i contrattacchi della fanteria italiana e tedesca riescono prima a contenere l’attacco e poi a ricacciare gli australiani al punto di partenza, e riportano la situazione sotto controllo.

Le condizioni delle divisioni di fanteria italiane, falcidiate dalle perdite e logore per il lungo periodo di operazioni sono a questo punto tragiche, ed anche le unità tedesche, benché mantengano buono spirito combattivo sono ridotte al lumicino malgrado il continuo affluire di rinforzi di uomini, reparti, carri armati e materiali. Rommel arretra leggermente le linee, schierandole in una linea ininterrotta che dalle difese di El Alamein.

Fanti britannici in El Alamein

Fox (Sgt), No 1 Army Film & Photographic Unit, Dominio público, a través de Wikimedia Commons

Le condizioni delle divisioni di fanteria italiane, falcidiate dalle perdite e logore per il lungo periodo di operazioni sono a questo punto tragiche, ed anche le unità tedesche, benché mantengano buono spirito combattivo sono ridotte al lumicino malgrado il continuo affluire di rinforzi di uomini, reparti, carri armati e materiali. Rommel arretra leggermente le linee, schierandole in una linea ininterrotta che dalle difese di El Alamein giunge fino all’inizio della depressione di Quattara. Anche in campo britannico la situazione è grave, anche se le informazioni ricevute quotidianamente dalle intercettazioni di ULTRA confermano il momento di forte difficoltà che le forze di Rommel stanno vivendo. da Londra giungono valutazioni che evidenziano la preoccupante situazione del quadro generale della guerra, e la necessità vitale di sconfiggere l’armata italo-tedesca in Africa. Sul fronte, si avverte la frustrazione delle divsioni dei paesi del Commonwealth per l’impiego in operazioni troppo dispendiose in termini di perdite e la mancanza del supporto delle divisioni corazzate britanniche che a più riprese si è verificato nei momenti critici.

18 luglio, Nord Africa, El Alamein:

Nel corso di un bombardamento aereo rimangono gravemente feriti il generale Briggs, comandante della 2a Armored Brigade e il generale Lumsden, comandante della 1a Armored Brigade, che dovranno essere sostituiti. Auchinleck convinto della necessità di sfruttare la situazione e cercare di dare un colpo definitivo all’Asse, dispone un piano per un nuovo attacco, su due diversi punti dello schieramento italo-tedesco.

21-22 Luglio, Nord Africa - Secondo combattimento del Ruweisat:

Nella notte sul 21 luglio i battaglioni 24° e 26° della 6a Brigata neozelandese muovono dalle basi in direzione nord verso la zona designata per il loro attacco. Nell’oscurità si trovano a passare davanti al II/382° e /115° di fanteria tedesca che li fanno segno a forte tiro di artiglieria, scompigliandone le formazioni. Anche l’arrivo del 25° battaglione non riesce a sbloccare la situazione. All’alba l’8° Panzerreggiment irrompe sulla scena, sbaragliando gli avversari e prendendo 500 prigionieri, tra cui il comandante, generale Clifton, mentre il resto della forza ripiega al punto di partenza. Nuovamente i neozelandesi lamentano la mancanza del previsto supporto corazzato britannico, che in realtà si era mosso ma era stato bloccato dall’artiglieria controcarro tedesca e da un campo minato.

L’attacco del battaglione III/7° Rajput della 161a Indian Brigade è respinto dal I/19° fanteria, mentre il I/1° ed il 1/2° Punjab, con il concorso della 23a Armored, riescono ad occupare quota 63, prendendo 190 prigionieri tedeschi del III/104° fanteria. Il 40° e il 46° Royal Tanks finiscono su un campo minato perdendo 30 carri armati, sbandandosi e subendo poi l’attacco del 5° Panzereggiment che distrugge altri 10 dei carri armati superstiti. Verso le 17, il 9° lancieri e il 6° Royal Tanks dell attraverso uno stretto varco nei campi minati per portarsi nella zona dei combattimenti, sono fatti segno al tiro controcarro e dei Panzer della 15a e perdono 20 carri prima di ritirarsi, mentre l’Ariete respinge un attacco di elementi della 22a Armoured Brigade.

Alle 4 del mattino, a nord, tra la costa e Tell Eisa, la 26a Australian Brigade supportata dall’artiglieria attacca le posizioni del 382° fanteria tedesco, che riesce a respingere l’attacco. La 24a Australian Brigade rinforzata da carri attacca alle 5:30 ma l’avanzata è arrestata dal 61° fanteria della Trento e dal 200° fanteria tedesco. intorno alle 20, la 24a Brigade e il 50° Royal Tank tornano ad avanzare travolgendo un battaglione del 361° fanteria tedesco, ma sono fermati dalla fanteria della Trento con un aspro combattimento. Gli australiani devono desistere e tornare alle basi con un centinaio di prigionieri della 90a Leichte, e la perdita di 54 uomini. Il 50° Royal Tanks ha perso 56 carri e 20 prigionieri, mentre le perdite della Trento ammontano a 50 uomini.

27 Luglio, Nord Africa, El Alamein - Combattimento di El Mitteirya

A mezzanotte del 26 luglio la 24a Australian Brigade avanza dalla linea di fortificazioni di El Alamein travolgendo il I/361° fanteria tedesco sfondando la linea e catturando 115 prigionieri, mentre l’attacco è contrastato efficacemente nei settori tenuti dalla fanteria della Trento. L’intervento del gruppo Briel riesce a ricacciare gli australiani. Poco più a sud, i britannici della 69a Brigade cercano di avanzare aprendosi un varco tra i campi minati e finendo per travolgere i fanti del I/200° tedesco e del I/61° della Trento, ma venendo ricacciati alle 6:30 dalle riserve tedesche giunte dalla retrovia.

Alle 7, su entrambi i fronti, australiani e inglesi reiterano l’attacco, ma il mancato supporto della 2a Armored Brigade lascia gli inglesi esposti al tiro delle artiglierie costringendoli alla ritirata con gravi perdite. Alle 10 anche gli australiani devono ritirarsi dopo che 22 carri del 50° Royal Tanks che supporta l’avanzata sono messi fuori combattimento dalle artiglierie del I/155° fanteria e dal 33° gruppo esplorante. Negli attacchi gli australiani hanno perso 400 uomini, gli inglesi 600. L’attacco britannico si risolve nuovamente con un insuccesso.

Con la fine di luglio si conclude la prima battaglia di El Alamein, e inizia un periodo di riorganizzazione delle forze e degli apprestamenti difensivi.

Un cannone da 88 tedesco e il suo reparto di artiglieri muovono verso il fronte

No 1 Army Film & Photographic Unit, Palmer (Sgt), Dominio público, a través de Wikimedia Commons

8 agosto, Nord Africa:

Churchill, non trattiene più impazienza e insoddisfazione per l’andamento del fronte africano e sostituisce Auchinleck al comando dell’8a Armata e delle Truppe del Medio Oriente. Auchinleck si ritira a vita privata. Al Comando dell’ora rinominato Vicino Oriente è nominato il generale Harold Alexander, e al comando dell’8a Armata il generale Gott. Questi rimane ucciso il 7 agosto nell’abbattimento dell’aereo su cui si trovava da parte di caccia tedeschi. Al suo posto al com ando dell’8a armata è chiamato il generale Bernard Montgomery.

Dopo le forti perdite determinate dai combattimenti di luglio, entrambe le armate hanno necessità di ricostituirsi e rinforzarsi con uomini e mezzi. Per l’Asse il problema dei rifornimenti rimane fonte di grossi grattacapi a causa dell’insufficienza di risorse aggravata dall’azione di interdizione dei convogli esercitata con ogni mezzo dai britannici nel Mediterraneo. La situazione dei carburanti necessari all’armata è particolarmente critica, in quanto malgrado gli impegni e le promesse, i quantitativi di benzina e gasolio inviati in Africa sono sempre insufficienti, e diventano estremamente scarsi a seguito degli affondamenti di navi cisterna, che costituiscono il bersaglio su cui maggiormente si accanisce l’offesa nemica. Questa è sempre puntualmente informata grazie alle intercettazioni di ULTRA.

A contribuire alle difficoltà, sono poi le enormi distanze tra i porti di arrivo dei convogli e il fronte. Esso ormai si trova a 2.220 km da Tripoli, 1.100 da Bengasi e a 600 dal porto di Tobruk che è comunque di limitata capienza ed esposto al quotidiano bombardamento dei britannici. Le carovane dei convogli di rifornimenti che attraversano il deserto per raggiungere il fronte, oltre ad assorbire molto materiale in termini di mezzi e di carburante, sono fatte segno ai regolari attacchi della Desert Air Force e delle incursioni del Long Range Desert Group e delle autocolonne celeri britanniche. Pur consapevole della grave inferiorità di uomini e mezzi rispetto al nemico, Rommel sa che le cose sono destinate a peggiorate ulteriormente con l’arrivo di enormi quantità di materiali ai britannici previsto per settembre. Il tempo non può che giocare a sfavore dell’Asse: si tratta di battere il nemico ora, o mai più.

Il generale Bernard Law Montgomery.

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L’intercettazione di un dispaccio di Rommel all’OKW decrittato da Enigma il 19 agosto, mette al corrente il comando britannico della situazione delle forze e delle difese dell’Asse, dello stato dei rifornimenti, dei piani di Rommel per la prossima offensiva e persino della data della stessa, prevista per il plenilunio del 26 agosto. A questa segue poi una nuova intercettazione che trasmette una notizia clamorosa: Rommel è gravemente malato, e non in condizione di comandare l’armata nell’offensiva. Le condizioni di Rommel sono in effetti preoccupanti, tanto da ritenere necessario il suo rientro in patria per ricevere cure appropriate e da escludere per qualche giorno che possa condurre l’offensiva. Si cerca febbrilmente chi possa sostituirlo, senza trovare, per un motivo o per l’altro l’uomo giusto. Per il Comando Supremo è uno shock: in grave apprensione, Cavallero chiede ai tedeschi se hanno l’uomo giusto. Che possa essere un italiano non si prende neanche in considerazione. Data la non disponibilità di Guderian, l’unico possibile candidato sembra essere Kesserling. Alla fine, Rommel decide di rinviare il suo rientro alla fine dell’offensiva, e di rimanere al comando dell’operazione. Questa dev’essere necessariamente condotta entro la fine del periodo di plenilunio.

31 agosto - 6 settembre, Nord Africa - Battaglia di Alam el Halfa - Seconda Battaglia di El Alamein:

Le forze dell’Asse sono schierate su una linea che va dalla costa ad ovest delle difese di El Alamein fino all’inizio della depressione di El Quattara per una lunghezza di circa 60 km. Sono schierati il XXI Corpo d’Armata con la 164a Divisione di fanteria tedesca, la Trento, la Bologna, la Brigata Paracadutisti Ramcke e dietro di essi il gruppo tedesco Ewert a fungere da riserva. Sulla linea era poi schierato il X Corpo, con la Brescia, rinforzata da due reggimenti della Folgore e dal 28°/9° bersaglieri, poi c’è il settore della Divisione Folgore, in cui sono schierati anche due battaglioni di bersaglieri della Littorio e dell’Ariete. Dietro ai reparti della linea, si schiera la massa di manovra, composta da 90a Leichte, Ariete, Littorio, Trieste, 15a e 21a Panzerdivisionen, un raggruppamento esplorante misto composto da 3°, 33° e 580° gruppo tedeschi, 3° gruppo autoblindo Nizza Cavalleria dell’Ariete e 8° battaglione bersaglieri della Trieste. Nell’insieme si tratta di circa 130.000 uomini, 200 panzer tedeschi e 230 carri M13/40 italiani.

 

una colonna del XX Corpo d’Armata italiano del generale De Stefanis in movimento verso Alam el Halfa

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Le forze britanniche sono schierate lungo un fronte ben fortificato e protetto da profondi campi minati. A nord, il XXX Corpo schiera la 9a Australian Division, la 1a SouthAfrican Division e la 5a Indian Division. Nel settore del XIII corpo sono posizionate la 2a NewZealander Division e la 44a Infantry Division britannica. Alle loro spalle, le brigate della 7a e della 10a Armored Division, per un totale di oltre 200.000 uomini e 700 carri in linea. Il piano d’attacco di Rommel prevede lo sfondamento del fronte nel settore sud ad opera delle forze corazzate, che avrebbero poi effettuato una conversione verso nord e nord est, aggirando le forze avversarie: ne avrebbero poi scompigliato le retrovie, ed attaccato le divisioni da dietro, e in concorso con le fanterie le avrebbero distrutte. Il movimento aggirante doveva svolgersi di notte, ed era necessaria la luna piena.

31 agosto - 6 settembre, Nord Africa - Battaglia di Alam el Halfa - Seconda Battaglia di El Alamein:

l’attacco ha inizio di notte. Preceduta da attacchi diversivi delle fanterie lungo il fronte, la massa di manovra si mette in movimento verso le 22, procedendo nella luce lunare. L’avanzata però ha uno svolgimento ben diverso da come era stato previsto e le cose si mettono male fin da subito. Le divisioni corazzate si trovano a dover attraversare un profondo campo minato, il “February”, le cui dimensioni non si erano nemmeno lontanamente sospettate e a ridosso del quale sono ben posizionate artiglierie e mitragliatrici britanniche che iniziano subito un violentissimo fuoco di contrasto.

Mentre i genieri e le fanterie cercano di aprire varchi nel campo minato, comincia la devastante opera della Desert Air Force che dopo aver illuminato il campo a giorno con i razzi al magnesio, comincia a rovesciare una pioggia di bombe sugli attaccanti. Il comandante della 15a Panzerdivision, generale Nehring rimane gravemente ferito da una bomba, e il valoroso generale von Bismark, comandante della 21a, rimane ucciso dallo scoppio di una mina. Superato con difficoltà February, gli attaccanti si trovano di fronte a “Janurary”, un altro campo minato, e a forti difese britanniche. All’alba il progresso dell’azione risulta molto ritardato e le possibilità di riuscita fortemente compromesse.

Il generale Bismark a colloquico con Rommel

Rommel comincia a considerare di abbandonare l’azione, ma Beyerlein di cui Rommel ha totale fiducia, suggerisce di proseguire, dato che ormai i campi minati sono superati. Rommel si convince. Le divisioni di panzer continuano l’avanzata verso le alture di Alam el Halfa ma si impantanano nelle finissime sabbie di quella zona che, oltre a ritardare la marcia, causano un dispendio triplo di carburante. Una violenta tempesta di sabbia, pur complicando ulteriormente la difficile marcia, costringe per qualche ora a terra gli aerei della Desert Air Force. Quando infine la 15a e la 21a Panzer si lanciano all’attacco di quota 132 di Alam el Haifa, sono respinte dalla reazione della 22a Armored Brigade che le costringe a ripiegare, dopo aver perduto 22 panzer. Calato il vento, al tramonto, riprende l’attività aerea, dominata dall’aviazione britannica, che continua per tutta la notte, con l’utilizzo di bengala illuminanti e il bombardamento delle forze dell’Asse, con particolare accanimento sulle forze corazzate del DAK.

1 settembre, Nord Africa - Battaglia di Alam el Halfa:

All’alba, il problema dei rifornimenti di benzina si fa sentire in tutta la sua gravità: la RAF ha attaccato per tutta la notte, incendiando e distruggendo i veicoli ed ostacolandone il movimento. Il carburante disponibile è destinato alla sola 15a che torna all’attacco di Alam el Haifa, dove nel frattempo Montgomery ha fatto confluire l’8a, la 22a e la 23a Armored Brigade, per un totale di circa 400 carri armati, che respingono gli attacchi dei tedeschi infliggendo perdite. A nord, il 2/15 battaglione della 20a Infantry Brigade australiana ed uno squadrone del 40° Royal Tanks si lancia all’attacco delle posizioni tenute dal II/382° fanteria tedesco e da reparti della Trento, ma viene respinto dopo tre ore di combattimenti. I bombardamenti aerei si intensificano sempre di più, non dando tregua e causando fortissime perdite. I bombardamenti aerei continuano per tutta la notte.

2 settembre, Nord Africa - Battaglia di Alam el Halfa:

Nella tarda mattinata del 2 settembre, Rommel, scoraggiato ed ammalato, preso atto della situazione complessiva e della crisi di rifornimenti che sta per immobilizzare l’armata, si decide ad interrompere l’offensiva e ad iniziare una ritirata verso occidente. A nulla valgono le insistenze di Kesserling volato in Africa appositamente e che tenta di convincere Rommel a proseguire l’offensiva. A sera è dato l’ordine di ripiegamento generale da attuarsi gradualmente e per scaglioni.

3 settembre, Nord Africa - Battaglia di Alam el Halfa:

l’attività di bombardamento della Deserta Air Force tocca il suo apice con 2700 missioni condotte da oltre 500 apparecchi inglesi e americani.

4 settembre, Nord Africa - Battaglia di Alam el Halfa:

durante la notte, la 5a New Zealand Brigade, la 44a Infantry Division e i 46° e 50° Battalion del Royal Tanks sferrano una serie di attacchi (operation Beresford) contro le postazioni tenute dalle fanterie dell’Asse. Gli scontri perdurano fino al primo pomeriggio, coinvolgendo i fanti della Brescia, reparti della Trieste, paracadutisti della Brigata tedesca Ramcke e della Folgore, che respingono gli attaccanti infliggendo forti perdite. Le forze britanniche perdono circa 1000 uomini e una trentina di carri. Il generale Robertson è gravemente ferito e il generale Clifton è preso prigioniero dai paracadutisti della Folgore. Sensibili sono le perdite anche tra le truppe dell’Asse: la Trieste lamenta la perdita di 140 uomini tra morti, feriti e dispersi, la Folgore ha 38 morti del 187° tra i quali i due comandanti di battaglione e 45 feriti.

La ritirata dell’Asse proseguì senza eccessivi ostacoli nei giorni 4 e 5 e 6 settembre. Montgomery non sfrutta la possibilità di annientare le forze dell’Asse lanciando le sue forze corazzate all’inseguimento e si accontenta della ritirata anche quando gli avversari invece di tornare alle posizioni di partenza si attestano in una linea avanzata. Rommel anziché tornare alle posizioni di partenza fa disporre le divisioni su una linea che passa tra i due grandi campi minati britannici. Pur avendo conquistato qualche km di territorio desertico, per l’Asse nel complesso la battaglia di Alam el Haifa è stata una severa sconfitta.

Un caccia Hurricane abbattuto dalla contraerea italiana

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L’insufficienza di ricognizioni che aveva portato il grosso della forza di manovra a impantanarsi tra i campi minati e terreno inagibile, l’aver iniziato l’attacco senza scorte adeguate di carburante e l’insufficiente copertura aerea sono alcune delle cause imputabili alla pianificazione. La preventiva conoscenza dei piani di Rommel grazie alle intercettazioni di Ultra, la solida difesa britannica e soprattutto la devastante azione dell’aeronautica avevano fatto il resto. Rommel nell’analizzare le cause, non manca, come suo solito, di attribuire agli italiani buona parte della colpa del mancato successo, imputando al ritardo con cui i carri dell’Ariete e della Littorio erano riusciti a passare i campi minati, la causa del fallimento dell’attacco del 31 agosto, ed insinuando che i britannici erano venuti a conoscenza dei piani da un ufficiale italiano caduto prigioniero, cosa che si rivelerà del tutto falsa. Le perdite per l’Asse ammontano a 1.804 tedeschi, 1051 italiani tra morti, feriti e dispersi, 36 panzer e 11 carri M13/40. Gli Alleati hanno perso 1840 uomini e 68 carri. Per la prima volta, le perdite di carri britannici non sono enormemente superiori a quelle dell’Asse.

Un panzer III esplode

Frank Hurley, Australian armed forces,Public domain, via Wikimedia Commons

13-16 Settembre, Nord Africa - Operazione Agreement:

nell’intento di sconvolgere le linee dei rifornimenti dell’Asse I britannici organizzano un’audace e articolata operazione di commandos per colpire i porti e gli aeroporti di Tobruk e Bengasi, l’aeroporto della cittadina di Barce, ed attaccare ed occupare l’oasi di Gialo. Gli attacchi, condotti con uno sbarco dal mare e contemporanee incursioni dal deserto, sarebbero stati supportati da bombardamenti aerei e navali. L’azione principale prevede l’attacco alle difese di Tobruk da parte di una forza di 83 uomini dell’LRDG (Long Range Desert Group) proveniente dall’oasi di Cufra su 18 camionette, ed il contemporaneo sbarco di circa 400 Royal Marines, trasportati dai cacciatorpediniere SIKH e ZULU, e 200 uomini, tra cui 40 guastatori di Marina, trasportati da una flottiglia di 16 motosiluranti e 3 motolance.

Gli incursori si impossessano dell’825a batteria di artiglieria uccidendo inservienti. Tre superstiti riescono a raggiungere una batteria vicina e a dare l’allarme. La reazione delle difese di un’altra batteria e l’arrivo di una colonna del Battaglione San Marco scatena una violenta battaglia che costringe gli attaccanti alla resa. Otto degli attaccanti rimangono uccisi, tra cui il colonnello Haselden, ideatore del piano di Agreement e comandante della colonna, 10 feriti e circa 80 prigionieri. Le batterie italiane e tedesche iniziano un violento fuoco contro le navi che, fallito lo sbarco dei Marines cercano di recuperare parte degli uomini.

Il cacciatorpediniere SIKH è affondato dal fuoco delle batterie, mentre lo ZULU, ripetutamente colpito, è costretto alla fuga. Intanto le truppe a terra rastrellano la zona catturando più di 600 prigionieri britannici tra cui 30 ufficiali, ed uccidendone 54. Molti altri morti sono visti galleggiare in mare. Anche le motosiluranti che intorno all’una della notte hanno cercato di entrare nel porto per sbarcare le truppe d’assalto e silurare le navi in rada, sono respinte dal fuoco di motozattere e torpediniere italiane e da postazioni di mitragliatrice tedesche. L’intervento dell’aviazione italiana e tedesca arreca altre gravi perdite agli attaccanti: i bombardieri tedeschi affondano l’incrociatore antiaereo COVENTRY causando la morte del comandante e di 64 uomini, il cacciatorpediniere ZULU, con la perdita di 38 uomini, e due motosiluranti, mentre gli aerei italiani affondano altre due motosiluranti e due motolance. Tra le truppe dell’Asse, gli italiani hanno 69 morti e circa 70 feriti, i tedeschi 1 morto e 7 feriti.

L’autocolonna dell’LRDG, i cui uomini sono in parte camuffati con divise tedesche e gli altri si fingono prigionieri inglesi, ferma un gruppo di 10 avieri italiani a 10 km da Tobruk con la scusa di chiedere informazioni, e li uccide a colpi di mitragliatrice. Dopo il calar del buio uccide con il medesimo stratagemma una sentinella tedesca ed entra nel perimetro difensivo di Tobruk, mentre al contempo inizia il pesante bombardamento da parte di 100 aerei che prosegue per sei ore, con lo sgancio di circa 70 tonnellate di bombe.

L’attacco all’aeroporto presso la cittadina di Barce, a 90 km da Bengasi, è affidato alle pattuglie T1 e G1 dell’LRDG, in totale 47 uomini su 12 camionette e 5 jeep che, dopo un estenuante viaggio di oltre 1800 km nel deserto, giungono nei pressi della cittadina il 13 settembre. Nella notte, travestiti con uniformi tedesche si lanciano all’attacco, irrompendo con le camionette nell’aeroporto e mitragliando con proiettili incendiari gli aerei, mentre una delle jeep tiene sotto il fuoco delle mitragliatrici le porte e finestre degli edifici per impedire l’intervento degli uomini della difesa. Vanno distrutti 16 aerei ed altri 7 danneggiati. Gli italiani hanno 2 morti e 6 feriti, mentre gli attaccanti 2 morti e 9 prigionieri. Nell’immediata caccia agli attaccanti in fuga, va perduto un altro aereo, con la morte del pilota, mentre gli attaccanti subiscono la perdita di altri 4 uomini, 14 feriti e la distruzione di tutti i mezzi ad eccezione di una camionetta.

L’attacco a Bengasi, affidato alla forza X, composta da 200 uomini dello SAS ed una pattuglia dell’LRDG su 40 jeep e 40 autocarri, doveva distruggere impianti portuali, depositi di materiali e carburanti e liberare prigionieri inglesi, ma sono scoperti da un posto di blocco italiano nei pressi della città, ed impegnati in combattimento. I britannici si danno alla fuga, dopo aver avuto due morti e 5 automezzi distrutti. Nei successivi tre giorni gli aerei della caccia italiana lanciati all’inseguimento distruggono altre dieci camionette. Le perdite della Forza X sommano a 25 uomini tra morti e feriti. Due CR42 italiani sono abbattuti, con la morte di un pilota, mentre un secondo è preso prigioniero dai britannici.

All’alba del 16 settembre la forza Z, circa 200 uomini su 120 veicoli, porta l’attacco all’oasi di Gialo, l’avamposto italiano più meridionale in Cirenaica, ai limiti del deserto. La forza Z avrebbe dovuto conquistare la posizione e mantenerla per circa 3 settimane, in modo da poter dirigere da lì operazioni di interdizione della linea di rifornimenti dell’asse fino al termine della prevista offensiva a El Alamein. L’avamposto italiano, a circa 1600 km da Bengasi, difeso da 500 uomini, resiste agli attacchi fino al giorno 21, quando, per l’avvicinarsi di una colonna inviata da Agedabia in soccorso e composta da 138 autocarri, un plotone di carri M14 e 21 autoblindo della Pistoia, alla forza Z è ordinato di ritirarsi, inseguita dalla caccia italiana e tedesca che infligge perdite di uomini e materiali. La forza Z perde 61 uomini tra morti e feriti.

Una pattuglia dell’LRDG sulle camionette Chevrolets in partenza da un’oasi nel deserto.

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La camionetta Patrol Chevrolet 'R' del LRDG

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Due Pattuglie dell’ LRDG si incontrano nel deserto.

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Camionette del LRDG sostano presso il massiccio sperone roccioso di Gilf Kebir durante l’Operazione Agreement.

23 settembre, Nord Africa:

Rommel lascia l’Africa per un periodo di cure in Germania, facendo tappa a Roma dove incontra Mussolini e Cavallero per riferire sulla situazione. La sua impressione è che i due non si rendano conto della gravità della stessa. A Rommel è ormai chiaro che le possibilità di conquistare il Cairo e il Canale di Suez sono ormai definitivamente perdute e che la situazione è estremamente critica data anche l’impossibilità di stabilire una superiorità aerea o di contrastare il dominio dei cieli da parte dell’avversario. Poco o nulla arriva dalla Germania, tutto ciò che è disponibile è riversato sul fronte russo, e poco o nulla si può aspettare dall’alleato italiano, mentre il colosso americano, al quale i due dittatori avevano ben pensato di dichiarare la guerra, inonda l’industria britannica di materiali e il fronte di armamenti. A sostituirlo arriva in Africa il generale Stumme, giunto dal fronte russo.

Il generale Georg Stumme

30 settembre, Nord Africa - Combattimento di Deir el Munassib:

Il periodo tra la seconda e la terza battaglia di El Alamein sebbene ampiamente dedicato alla riorganizzazione delle posizioni e delle armate ed alla preparazione per la nuova offensiva, non è scevro di colpi di mano, incursioni e combattimenti secondari. Tra questi il più significativo si svolge il 30 settembre nel settore meridionale del fronte di El Alamein, nella zona di Deir el Munassib, presidiato dal IX/187° della Folgore.

Si tratta di un’altura che offre una posizione dominante nella zona, e che è rimasta nelle mani dell’Asse a costituire una sorta di saliente che si incunea profondamente nella linea delle difese britanniche. I britannici decidono di conquistarla con un attacco portato da tre battaglioni del Queen’s Royal Regiment, appoggiati dal fuoco di nove reggimenti di artiglieria campale, uno di artiglieria pesante e da un reparto di carri. Alle 4:15 del 30 settembre, dopo un intenso fuoco di artiglieria, i battaglioni del Queen’s Regiment portano l’assalto. Mentre due battaglioni occupano i bordi settentrionale e orientale senza incontrare contrasto, il terzo viene a contatto con le posizioni occupate dalla Folgore.

La furiosa reazione dei paracadutisti, supportata dal fuoco del III/185° artiglieria della Folgore annienta gli attaccanti che sono costretti a ritirarsi, con la perdita di 23 ufficiali e 359 soldati, di cui 150 prigionieri. I britannici decidono inizialmente di reiterare l’attacco, ma dopo un primo rinvio vi rinunciano definitivamente.

Settembre - ottobre, Nord Africa:

Le due armate rafforzano le difese fisse, i capisaldi, costituisco enormi campi minati che si estendono su tutto il fronte, a volte per chilometri di profondità. Oltre 500.000 mine sono interrate dagli italo-tedeschi lungo tutta la linea del fronte, su due fasce parallele distanziate tra i 2 ed i 4 km, a ridosso delle quali si trova la linea avanzata, presidiata da capisaldi. Data la scarsa gittata delle artiglierie italiane, queste sono posizionate a ridosso dei capisaldi. La situazione delle armate dell’Asse continua ad essere estremamente critica per la carenza di rinforzi e rifornimenti. Mancano uomini, carburanti, autocarri, artiglierie, aerei. La situazione delle munizioni è anch’essa tragica e costringe a rinunciare al tiro di controbatteria e ad attendere che il nemico sia vicino prima di far fuoco. Al XXI e al X Corpo è affidata la prima linea, mentre le divisioni corazzate sono schierate in riserva.

Uomini della 51a Highland Division in una postazione a El Alamein

Tutto lo schieramento prevede un’alternanza di battaglioni italiani e tedeschi. Tale provvedimento era stato stabilito da Rommel, in modo da rendere più forte lo schieramento dato che lo stato degli armamenti italiani è tale da rendere opportuno, se non necessario, l’affiancamento di reparti tedeschi al fine di non aver zone del fronte più vulnerabili.

I preparativi dalla parte dei britannici sono imponenti, e comprendono il rafforzamento delle postazioni fisse e la posa di tre nuovi campi minati difensivi che si estendono per chilometri, la messa a punto e l’integrazione delle numerose nuove unità che giungono prima della battaglia e la riorganizzazione dei Corpi d’Armata. L’importante necessità di creare dei varchi nei campi minati dell’Asse è affrontata con lo specifico addestramento dei reparti e la messa a punto di apposite procedure per la segnalazione dei corridoi bonificati. Fanno il loro esordio anche i cercamine magnetici, sviluppati da un ufficiale polacco che dona il progetto all’esercito britannico, e che dimezzano i tempi necessari alla bonifica. L’8a Armata ne riceve 500 esemplari, numero impressionante se lo si confronta ai 20 impiegati da tedeschi e italiani.

Sono condotte esercitazioni continue per affinare l’efficienza dei reparti nel superamento dei campi e nel successivo dispiegamento sul fronte. Viene data anche importanza al riposo delle truppe, le cui brigate di prima linea sono mandate a turno in licenza per una settimana. La quantità e qualità di mezzi ricevuta è immensa: tra questi, 252 carri americani Sherman da 35 tonnellate, con cannone da 75mm, che reggono il confronto con i pochi panzer IV Spezial, il miglior carro in dotazione ai tedeschi, che ne schierano però appena 30 unità. Giungono una gran quantità di pezzi anticarro da 6 libbre, artiglierie campali e semoventi di nuova concezione ed immense quantità di munizioni e materiali di ogni genere. Sono approntati enormi centri di rifornimento, grosse officine di riparazione, reparti addetti alla ridistribuzione dei carri riparati e a quella di materiali, munizioni e carburanti.

Impianto di produzione degli Sherman M4A4 Detroit Arsenal Tank Plant nel Michigan

(U.S. Army TARDEC photo.), Dominio público, a través de Wikimedia Commons

Giunge anche una fornitura di 200 mila confezioni di Benzedrina (metanfetamina) per i reparti, su specifica richiesta di Montgomery, segnando l’inizio ufficiale dell’impiego delle metanfetamine da parte dei soldati alleati impegnati nei combattimenti, anche se non si sa quanto questo utilizzo sia già diffuso, così come già da tempo lo è tra i reparti della RAF e gli equipaggi della Royal Navy e della marina mercantile. Tra i contendenti, gli unici a non disporne erano gli italiani, che dovevano continuare a trovare dentro di essi e senza l’aiuto di droghe il coraggio, la resistenza al sonno, alla sete e alla fame.

Grazie alle intercettazioni di Ultra, continuano anche a giungere dettagliate informazioni sulla situazione delle forze e delle loro difficoltà, mentre i piani di attacco delineati da Montgomery sono tenuti riservati e non comunicati ai reparti per evitare ogni possibile fuga di notizie.

L’aviazione anglo-americana ha ormai da tempo raggiunto una superiorità tale da assicurarle il predominio assoluto del cielo. Gli attacchi imperversano continui e devastanti, sia sulle retrovie, dalle città alle colonne di rifornimento, che sul fronte, interrotte solo nelle giornate in cui le tempeste di sabbia impediscono i voli. La reazione della caccia dell’Asse, se pur provoca pesanti perdite, nulla può di fronte allo strapotere avversario, al preponderante numero di aerei ed alle infinite scorte di carburante di cui essi dispongono.